18 marzo 2023

INTERVISTA A SARA GAMBAZZA






Cari amici lettori,

L'ospite di questa nuova intervista è Sara Gambazza, nata a Parma e vive a Noceto, nella campagna parmense, con il marito, tre figli e quattro cani. Ci sono mani che odorano di buono è il suo primo romanzo edito Longanesi 

D: CHI È SARA?

R: Una persona leggera, che porta con sé la bambina di piombo che è stata. E la culla, e non fa che dirle: “Hai visto? È facile adesso.”

D: RACCONTACI LA PRIMA EMOZIONE CHE HAI PROVATO QUANDO HAI VISTO PUBBLICATO IL TUO LIBRO?

R: Difficile definirla. La sensazione che ho provato è molto fisica, un prurito nella pancia impossibile da grattare, un solletico in punta di dita, il respiro che galleggia tanto in superficie da non espandere il petto. Un’emozione infantile, simile a quella che si avverte nello scartare il regalo di Natale, nel guardarlo, nel tenerlo tra le mani sentendolo tuo.

D: IN “CI SONO MANI CHE ODORANO DI BUONO”, LA PAROLA CHIAVE È LA SOLIDARIETÀ: «LA GENEROSITÀ È COME UNA COPERTA GRANDISSIMA: AGGIUNGI UN PEZZO E LEI SCALDA DI PIÙ» C’È FORSE UN MESSAGGIO IN SOTTOFONDO CHE DOBBIAMO ASSOLUTAMENTE PERCEPIRE DENTRO QUESTO LIBRO?

R: Credo fortemente nelle ‘mani tese’ e altrettanto nel saperle vedere e afferrare. Spesso bastano piccoli gesti per far scivolare le dita tra le dita, gesti che ognuno è in grado di compiere, riquadri di una coperta patchwork morbida e calda.
Il messaggio?
Un paio di mani in tasca non serve a nessuno, tendete le braccia senza pensarci troppo se ne avete l’occasione. E, se affondate nel fango fino alle ginocchia, siate pronti a stringere la presa.

D: QUANDO SCRIVI HAI GIÀ TUTTA LA STORIA IN MENTE O LA ELABORI STRADA FACENDO?

R: Conosco il punto di partenza e so con precisione dove voglio arrivare. Tutto ciò che mi porterà dalla scena iniziale all’ultima frase è piuttosto nebuloso. La nebbia si dirada scrivendo. Ascoltare i personaggi e vederli agire nella mia testa è quel che facevo da bambina: mi perdevo in storie immaginarie dettagliatissime, così vivide da confonderle coi ricordi. Ora rincorro l’immaginazione picchiettando sul tablet, ma il meccanismo è quello.

D: UNA SCENA DEL LIBRO CHE TI PIACE PARTICOLARMENTE?

R: Maurizio, personaggio marginale, grossolano e gentile, che consola Genny, sottile come i vetri delle finestre antiche, sbriciolata e incollata un milione di volte. Maurizio abbraccia Genny e lascia che lei pianga carezzandole le spalle. Come farebbe un buon padre, immagino. Ho riempito quella scena di tutta la tenerezza di cui sono capace.

D: UN LIBRO CHE HA AVUTO UNA GRANDE INFLUENZA NELLA TUA VITA?

R: Il primo libro letto da sola, Cipollino di Gianni Rodari. Lo conservo come una reliquia: le pagine hanno un profumo dolciastro, di carta che invecchia e pastelli, le immagini sono scolorite, ma potrei descriverle una per una con la minuziosità e l’amore che si riserva alle cose preziose. Leggere significa uscire dal casino del mondo ed entrare in una dimensione creata da altri, in cui i colori puoi deciderli tu. E puoi rimanere quanto vuoi, senza paura, sempre giusta. Questo sì, ha avuto grande influenza nella mia vita.

D: PROGETTI PER IL FUTURO?

R: Accudire figli (tre), cani (tre), asinelli (due). Lavorare. Leggere. Scrivere, sempre.


Ringrazio di cuore Sara per aver risposto alle mie domande.



In libreria e sugli store online dal 13 gennaio 2023 
              
                          



SINOSSI

Un pomeriggio d'inverno, freddo da spezzare le ossa, Bina si ritrova sola. Ha ottantatré anni e aspetta suo nipote al parco del Cinghio, un quartiere da cui è meglio tenersi alla larga ai margini di una cittadina perbene. Marta, che di anni ne ha venticinque, e che al Cinghio è cresciuta imparando che il mondo è storto e non lo si può aggiustare, la osserva dalla finestra: la vede farsi rigida su una panchina sfondata, il naso gocciolante, un berretto rosa calato sugli occhi spauriti. Decide di offrirle un tetto per la notte. Poi per la notte dopo e per quella dopo ancora. Marta finisce così per prendersi cura di Bina, e intorno a lei, a proteggere quaranta chili di ossa e grinze, si stringono gli abitanti dell'intera palazzina. Poche strade più in là, Fabio viene preso a pugni: ha sgarrato con la persona sbagliata ed è nei guai, grossi guai. Fabio è il nipote di Bina e, mentre Marta prepara il letto per la nonna, lui bussa alla porta di Genny, un'ex prostituta in grado di raccogliere i cocci altrui senza fare domande. Bina e Fabio vivono giorni sospesi, in un luogo duro e sconosciuto, nell'attesa che qualcosa accada. Qualcosa accadrà. E il destino rimescolerà il mazzo, distribuendo ai giocatori nuove carte. Quei giorni freddi si faranno via via più caldi dentro le palazzine di appartamenti rattoppati: tra coperte rimboccate, il rumore del caffè che sale nella moka, il profumo del sugo e una carezza sulla fronte, Marta, Bina, Fabio e Genny scopriranno che dietro ogni abbandono, nascosti sotto ogni solitudine, sopravvivono sempre la forza di amare e il bisogno di prendersi cura l'uno dell'altro.

COSA NE PENSO 

“Ci sono mani che odorano di buono” è un libro sulla rinascita di uomini e donne abbandonati a loro stessi e costretti a vivere in un quartiere degradato ai margini della società.
Tanti sono i protagonisti in questo romanzo.
A partire da Marta, una giovane donna,in cerca d'amore, dopo un infanzia travagliata e una adolescenza piena di dolore e solitudine. La sua vita cambierà grazie a Bina, una nonnina sola, che riuscirà a darle quell'affetto mancato. 
Benny ,l'amico d'infanzia di Marta, una presenza costante nella sua vita.
E poi, Ljuba, l'amica di tutti, una donna silenziosa dal cuore grande.
Fabio, il nipote scapestrato di Bina.Un personaggio contraddittorio,
autodistruttivo.
Genny, una donna dal passato turbolento, la quale riuscirà a ritrovare se stessa contando solo sulle proprie forze.
Maurizio e Anna, sono altri due personaggi altrettanto interessanti, seppur poco presenti all'interno della storia.
E per finire, Gianna, colei che affronta i propri demoni con inerzia, in un mondo tutto suo dove nessuno vi può entrare.
In conclusione, mi è piaciuta l’abilità di Sara Gambazza di creare personaggi e ambienti convincenti, è proprio questo l’aspetto interessante del libro. “Ci sono mani che odorano di buono”, è una storia toccante e incredibilmente capace di tramutarsi in memoria personale del lettore. Consigliatissimo! Buona lettura.



Ph by Basso Cannarasa









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