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19 luglio 2026

OLTRE LE PAGINE DI LA MALAREMA: INTERVISTA AD ALESSIA CASTELLINI E RECENSIONE DEL ROMANZO

 







Cari lettori,

l'ospite di questa nuova intervista è Alessia Castellini, scrittrice palermitana e autrice dei romanzi Una vita in puzzle (2021), Il sentiero delle formichelle (2024), vincitore del Premio Territorio al Premio Nazionale eno-letterario Vermentino 2024, e La malarema (2026). Nelle sue opere intreccia ricerca storica, memoria e sensibilità narrativa, dando vita a storie capaci di emozionare e far riflettere.

Sono lieta di accoglierla nel mio blog per conoscere meglio il suo percorso di scrittura, le sue fonti di ispirazione e il lavoro che si cela dietro la nascita del suo nuovo romanzo.

Benvenuta, Alessia, e grazie per aver accettato il mio invito.


D: CHI È ALESSIA?

Innanzitutto, ciao e grazie di cuore per avermi offerto questa opportunità di dialogo.

R: Questa è la domanda delle domande. Sulla carta, sono una donna siciliana di trentatré anni con un dottorato di ricerca in fisica, che un giorno ha deciso di rivoluzionare la propria vita e di diventare scrittrice di narrativa, anche se non è stato affatto semplice e ha significato mettere in discussione tutto. Nel quotidiano, sono tante altre cose: una sognatrice un po’ distratta che colleziona piccole disavventure improbabili, un’amica affidabile, una compagna e una figlia premurosa, una praticante di yoga con qualche problema di troppo alla cervicale e circondata da libri, quadri colorati e gattine dolcissime. Amo passeggiare sul lungomare, perché è lì che le idee assumono contorni ben definiti, e potrei nutrirmi di soli pani e caffè.

D: LA MALAREMA È QUASI UN PERSONAGGIO DEL ROMANZO. COME È NATA E CHE RAPPORTO VOLEVI CREARE TRA IL PAESAGGIO E I PROTAGONISTI?

R: La malarema è un tipo di corrente marina sfavorevole presente in provincia di Messina, dovuta alla differenza di marea tra lo Ionio e il Tirreno, che si incontrano nello stretto. Ne sono venuta a conoscenza studiando le antiche tradizioni di San Giorgio, il borgo di pescatori in cui è ambientata parte del romanzo, e da quel momento si è insinuata tra le righe della storia, direzionando in modo significativo le vite dei personaggi, sia in senso letterale sia in senso metaforico. Io sono innamorata della mia isola, il paesaggio è profondamente connesso ai miei stati d’animo: a volte li determina, altre si limita ad accompagnarli. Ecco, durante la scrittura non c’è stato un tentativo consapevole di creare un rapporto tra ambiente naturale e protagonisti, è semplicemente accaduto in modo spontaneo. Il mare, le sue correnti avverse, il modo in cui negli anni modifica la forma di ciò che tocca, la sua capacità di custodire e nutrire oggi e di distruggere domani, tutto questo non poteva che influire nelle vite che ho raccontato: Rossella lo teme proprio a causa della malarema, per Mimì, la sua mastra; invece, è tutto ciò per cui valga la pena vivere e morire.

D: NEL LIBRO IL PASSATO DIALOGA CONTINUAMENTE CON IL PRESENTE. CHE RUOLO HA LA MEMORIA NELLA STORIA?

R: Dipende dal personaggio. Per Mimì, la memoria è per certi versi una gabbia e per altri uno stimolo a seguire i propri sentimenti: il ricordo di Brigida, la sua unica amica, la riempie di sensi di colpa, quello del suo rapporto d’infanzia con Vicio, invece, di nostalgia e rimpianto. Per Rossella, invece, è maledizione e salvezza allo stesso tempo: è come una sorta di grossa lente, che a volte distorce del tutto la realtà e altre la chiarifica.

D: NEL LIBRO EMERGE UNA FEMMINILITA’ FORTE MA SILENZIOSA. ERA QUESTA L’IMMAGINE CHE VOLEVI RACCONTARE?


R: In un certo senso, sì. Ma forse, volevo innanzitutto raccontare la fragilità. In questa storia, indugio a lungo su alcuni dei modi in cui la paura e la sofferenza spezzano la voce femminile, su come una donna a volte si convinca di poter stare disarmata nel dolore, mettendo in fila inconsapevolmente minuscoli passi per liberarsene. La scelta di strutturare il romanzo secondo le fasi di lavorazione del bisso, una fibra tessile marina estremamente fragile e per questo difficile da filare, non è casuale: indica una possibile via per attraversare questa storia. Per i miei personaggi, la forza, quando e se arriva, non è che l’ultimo strumento: prima vengono i legami intrecciati nella e non malgrado la fragilità.

D: SE DOVESSI RACCHIUDERE LA MALAREMA IN UN’EMOZIONE, QUALE SAREBBE?

R: È una bella e difficile domanda! Forse sceglierei uno stato emotivo che accomuna un po’ tutti i miei personaggi: la vulnerabilità.

D: C’E QUALCOS’ALTRO CHE VUOI AGGIUNGERE… CHE VORRESTI DIRE AI TUOI LETTORI?

R: In realtà, dopo aver trascorso mesi a scrivere, adesso sono più curiosa di sapere cosa avranno loro da dirmi. L’unica cosa che mi sento di aggiungere è che spero di instillare la voglia di approfondire i due fili-conduttori delle vicende: la complessa storia dei reclusori cattolici femminili; e il bisso, noto anche come seta o luce del mare. Quest’ultimo in particolare è stato per me un’inestimabile fonte di riflessione e di ispirazione, e sapere che Pinna nobilis, il mollusco che lo secerne, nel 1992 è stata dichiarata specie protetta, mi è sembrato un segno: io sono del ’92 e spero di contribuire con questo romanzo a tramandarne la bellezza e la rarità, soprattutto adesso che, dal 2016, è a rischio di estinzione.

D: PROGETTI E SOGNI PER IL FUTURO?

R: Mi auguro che la vita mi consenta di continuare a scrivere e a pubblicare. Nessun mestiere “mi somiglia” di più. Sto già lavorando a nuove idee e spero che vedano la luce presto. Intanto, spero che “La Malarema” arrivi al cuore di chi sceglierà di leggerlo.

 

 


In libreria e sugli store online dal 17 marzo 2026 Edizioni Piemme

SINOSSI 

Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell'azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell'entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell'Opera pia, una struttura per "donne traviate" gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un'adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall'ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l'azzurro che le riempiva gli occhi e l'anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola.


COSA NE PENSO

«Le sue giornate erano scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia.»

Alessia conduce il lettore nella Sicilia di fine Ottocento, dando voce a una storia intensa in cui memoria, identità e riscatto si intrecciano con una delle tradizioni più affascinanti del Mediterraneo: la lavorazione del bisso, la preziosa "seta del mare". Attraverso una protagonista segnata da profonde ferite interiori, l'autrice racconta il peso del silenzio imposto dai pregiudizi e la forza necessaria per riconquistare la propria voce. Ne emerge un romanzo che affronta temi universali come il coraggio, la libertà e la condizione femminile, senza mai rinunciare alla delicatezza dello sguardo umano. La Sicilia, con il suo mare e i suoi contrasti, non è soltanto uno sfondo, ma una presenza viva che accompagna l'intera narrazione. La scrittura di Alessia Castellini è evocativa e coinvolgente, capace di fondere accuratezza storica ed emozione in un equilibrio convincente.

In conclusione, La malarema è un romanzo intenso e suggestivo che custodisce storie, tradizioni e sentimenti destinati a lasciare un segno nel lettore, ricordandoci quanto sia importante preservare la memoria di ciò che il tempo rischia di cancellare. Con una scrittura evocativa e una solida ricostruzione storica, Alessia Castellini dà vita a un romanzo che racconta il mare, la memoria e la forza delle donne, restituendo voce a una tradizione antica e a emozioni senza tempo. Consigliatissimo. Buona lettura!



Caterina Lucido

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10 luglio 2026

ANTONIO MANZINI SI RACCONTA: DIETRO IL SUCCESSO DI ROCCO SCHIAVONE

 


Foto: ©Kicca Tommasi

Cari lettori,

Oggi ho il piacere di ospitare sul mio blog Antonio Manzini, scrittore, attoree sceneggiatore tra i più apprezzati della narrativa italiana contemporanea. Nato a Roma nel 1964, è l'autore del celebre vicequestore Rocco Schiavone, protagonista di una fortunata serie di romanzi noir che ha conquistato il pubblico e dato vita a un altrettanto fortunato adattamento televisivo. Con il  suo stile inconfondibile, capace di unire ironia, profondità e attenzione alle sfumature dell'animo umano, Antonio Manzini ha saputo costruire personaggi autentici e storie che continuano ad appassionare lettori di ogni età.

Antonio è tornato in libreria e sugli store online dal 26 maggio 2026 con I tramezzini di Rocco Schiavone Sellerio


D: ANTONIO, SEI UNO SCRITTORE, ATTORE E SCENEGGIATORE. COME È NATA LA TUA PASSIONE PER LA SCRITTURA E QUANDO HAI CAPITO CHE SAREBBE DIVENTATA UNA PARTE FONDAMENTALE DELLA TUA VITA?

R: La scrittura ti accompagna da quando sei piccolo in infinite forme. C’è chi scrive un diario, chi prova a fare un giornalino, chi barzellette chi si sente già narratore e si butta nei racconti. Poi nella vita incontri altri modi di narrare, attraverso il tuo corpo e la tua voce, il teatro, il cinema. Anche quelle sono forme di scrittura. La scrittura scenica, la scrittura interpretativa. Approdi infine ai racconti lunghi e scrivi un romanzo. Non sai neanche tu perché l’hai fatto, come ti è venuto. Dentro ci sono decine anni di vita e di esperienze. Ti piace. Prosegui a farlo.

D: IL TUO NUOVO ROMANZO I TRAMEZZINI DI ROCCO SCHIAVONE RIPORTA I LETTORI NELL'UNIVERSO DI UNO DEI PERSONAGGI PIÙ AMATI DELLA NARRATIVA ITALIANA. COME È NATA L'IDEA DI QUESTA NUOVA STORIA?

R: Mi andava di raccontare pezzi della vita di Rocco sotto forma di racconti. Piccoli bocconi d’aria che svelassero qui e lì quei fatti che la memoria spesso si ingoia senza lasciare traccia. Li ho prima appuntati e poi sviluppati. Come se stessi parlando di un a persona reale, esistente, mi piace tornare nei suoi luoghi d’infanzia, che qui e là sono anche i miei.

D: QUANTO TEMPO HAI IMPIEGATO PER LA REALIZZAZIONE DEL ROMANZO, DALLA PRIMA IDEA ALLA PUBBLICAZIONE, E QUAL È STATA LA FASE PIÙ IMPEGNATIVA DEL LAVORO?

R: Non posso rispondere perché non lo so. Ci sono nel libro un paio di racconti scritti anni fa, un altro più recente, altri elaborati per dare al libro una rotondità e un senso. La fase più impegnativa di un libro finisce dopo anni che l’hai scritto, perché un libro è scrittura, correzione, e presentazione ai lettori e ai giornalisti.

D: QUALI SONO GLI AUTORI O I LIBRI CHE HAI AMATO DI PIÙ E CHE HANNO CONTRIBUITO A FORMARE IL TUO STILE NARRATIVO?

R: Vede succede una cosa curiosa con i famosi scrittori preferiti. Cambiano col passare degli anni. Ne ho a decine, perché sono vecchio. Ci sono quelli però che non cambiano mai, che restano nella tua memoria per sempre e ti ricordano quanta grazie e verità e onestà ci vuole ogni volta che ti siedi a scrivere. Mann, Omero, Onetti, Woolf, Dostojevskij, Roth, Coraghessan Boyle, Morante, Dickens, Maupassant, Austin… mi fermo

D: DOPO TANTI ANNI ACCANTO A ROCCO SCHIAVONE, C'È QUALCOSA CHE QUESTO PERSONAGGIO HA INSEGNATO AD ANTONIO MANZINI, UOMO E SCRITTORE?

 R: A non darlo mai per scontato.

D: A QUALI PROGETTI STAI LAVORANDO IN QUESTO PERIODO E QUALE MESSAGGIO VORRESTI LASCIARE AI TUOI LETTORI?

R: Sto cercando di sviluppare un libro che non veda Rocco al centro dell’attenzione.  E quindi mi informo, mi guardo in giro, scrivo appunti, sviluppi, chissà se mai riuscirò a tirar fuori qualcosa di decente. Non ho messaggi da lasciare a nessuno, posso solo augurarmi di continuare a leggere, anzi augurarci di continuare a leggere per cercare di capire questa vita che ci hanno dato in sorte di vivere.


Grazie ad Antonio Manzini per essere stato mio ospite e per la disponibilità dimostrata.



SINOSSI 

Una raccolta di racconti inediti che vedono protagonista Rocco Schiavone, tra l’infanzia e la maturità, Roma e Aosta, la nostalgia e il dolore. L’amicizia con i compagni di Trastevere, prima da bambini e poi da adolescenti, eterni ragazzi di strada e di vita, sempre sospesi tra sfrontatezza e crimine. L’incontro inaspettato con la moglie Marina, in una tempesta di emozioni e presagi. Lo sdegno morale di fronte a un organizzatore di matrimoni, un wedding planner che sembra destinato a una brutta fine. Le pulsioni erotiche di un giorno di noia smisurata. La guerra e la Resistenza, le figurine dei calciatori, i sogni dell’infanzia. I morti ammazzati, i segreti di famiglia, la fatica di mettersi ancora una volta al lavoro su un nuovo caso. L’affetto e lo sprezzo per i colleghi, il rigore di chi cerca sempre la verità e applica una costante disubbidienza alla stupidità e all’ingiustizia.


Caterina Lucido

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15 giugno 2026

RECENSIONE DEL LIBRO : E ADESSO DORMI DI VALERIA ANCIONE.



In libreria e sugli store online dal 3 novembre 2023 Arkadia


NOTE SULL’AUTRICE 

Valeria Ancione è nata nel 1966 a Palermo, ma è cresciuta a Messina e dal 1989 vive a Roma. Giornalista professionista, lavora al “Corriere dello Sport” dal 1991. Ama raccontare le donne. Si è occupata di calcio femminile, sostenendo sulle pagine del suo giornale la battaglia contro pregiudizi, stereotipi e discriminazione di genere. Del calcio in generale l’attrae la potenza di aggregazione e condivisione, meno le partite. Non è tifosa, ma simpatizza. È convinta che lo sport possa salvare la vita. Giocava a basket, nonostante l’altezza, è sempre a dieta, non ha mai tinto i capelli, legge sempre e ascolta audiolibri, ama il mare in modo viscerale e la Sicilia in modo possessivo, si commuove sullo Stretto, è orgogliosa di essere cittadina di Roma, ha tre figli nel secondo tempo dell’adolescenza che, se non si allunga un altro po’, forse sta finendo. Nel 2015 ha esordito in narrativa con La dittatura dell’inverno per Mondadori. Nel 2019 con Mondadori Ragazzi ha pubblicato Volevo essere Maradona (biografia romanzata dell’ex calciatrice Patrizia Panico), finalista al Premio Bancarellino e di cui la Lux Vide ha acquistato i diritti per produrre una serie TV. Nel 2022 è uscito per Arkadia il resto di Sara e nel 2023 E adesso dormi, dei quali esistono anche le versioni audiolibro de Il Narratore.


SINOSSI 

Geena Castillo è fuggita dagli Stati Uniti per allontanarsi da una famiglia violenta e, arrivata a Roma, crede di aver finalmente trovato il vero amore in Raffaele. In realtà la relazione si rivelerà un'autentica prigione. Neanche la nascita di Jonathan può risolvere una situazione in cui la brutalità è il pane quotidiano. L'unica cosa da fare è separarsi. E la vita di Geena, diventata nel mentre Gina Drago, sembra aver preso una piega diversa fin quando la polizia busserà alla porta di casa della donna, cui sarà chiesto di identificare un cadavere, appena ritrovato, che si sospetta essere quello del suo ex. Da questo momento, in attesa che le indagini facciano chiarezza, Geena entra in un tunnel di paura e ansia, perché convinta che la morte di Raffaele non sia frutto del caso. Sostenuta da un gruppo di amiche che cercano di proteggerla e dall'incontro con un affascinante pianista, Geena dovrà fare di tutto per riappropriarsi della sua vita e ritagliarsi un pezzo di felicità nel mondo.


COSA NE PENSO

Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che, oltre alla storia, riescono a dare voce a realtà spesso taciute. E adesso dormi di Valeria Ancione appartiene a questa seconda categoria.

L'autrice costruisce una narrazione intensa e coinvolgente che affronta temi delicati come la violenza domestica, la paura, il senso di colpa e il difficile percorso verso la libertà. Al centro del romanzo troviamo una donna che lotta per sopravvivere alle ferite del passato e per conquistare il diritto a una vita diversa, più autentica e serena.

Valeria Ancione dimostra una particolare sensibilità nel tratteggiare i personaggi femminili, rendendoli credibili, complessi e profondamente umani. Le relazioni tra le protagoniste diventano uno degli elementi più significativi del racconto, mostrando come l'amicizia, la solidarietà e l'ascolto possano trasformarsi in strumenti di salvezza.

La scrittura è scorrevole ed elegante, capace di mantenere viva la tensione narrativa senza rinunciare alla profondità emotiva. Ogni pagina invita il lettore a riflettere sulla forza necessaria per spezzare le catene della violenza e sulla possibilità di rinascere anche dopo le esperienze più dolorose.

Particolarmente significativa è una frase contenuta nel romanzo:

«Un segreto a volte è solo una scelta coraggiosa.»

Parole che racchiudono uno dei messaggi più importanti del libro: il coraggio non sempre si manifesta attraverso gesti eclatanti, ma spesso si nasconde nelle decisioni più intime e difficili.

E adesso dormi è una lettura consigliata a chi ama i romanzi contemporanei capaci di coniugare emozione, riflessione e impegno civile. 
In conclusione, un libro che parla di dolore, ma soprattutto di speranza, resilienza e possibilità di rinascita. Consigliato. Buona lettura! 


Caterina Lucido

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09 giugno 2026

RECENSIONE DEL LIBRO: GLI ANNI IN BIANCO E NERO DI FRANCESCA GIANNONE





In libreria e sugli store online dal 26 maggio 2026 Nord Editore



NOTE SULL’AUTRICE 

Francesca Giannone è un’autrice italiana. Dopo essersi laureata in Scienze della Comunicazione, ha studiato cinema al centro sperimentale di cinematografia di Roma. Ha curato inoltre la catalogazione dei trentamila volumi della Associazione Luigi Bernardi e ha frequentato il corso biennale di scrittura della Bottega di Narrazione «Finzioni». Ha la passione per la pittura. Nel 2023 esce per Nord La portalettere, vincitore tra gli altri del Premio Bancarella.
Tra gli altri titoli, sempre per Nord, Domani, domani (2024), Gli anni in bianco e nero (2026).


SINOSSI 

Nella sartoria della famiglia Elia, il tempo scorre al ritmo lento dell'ago e del filo, scandito dai divieti del padre, che teme la libertà delle figlie perché, nel Salento degli anni '60, come nel resto d'Italia, le donne devono restare al loro posto. Eppure, in quelle quattro ragazze, qualcosa preme per uscire: la musica ribelle di Giovanna, i romanzi di Jane Austen in cui Ada si rifugia, la volontà di Maria di non accontentarsi e, soprattutto, la sete di immagini di Mimì, la più giovane, che, dalla cabina di proiezione del Cinema Apollo, mentre vede i film di Fellini e Visconti, scopre che la realtà può essere montata diversamente. E decide che sarà lei a tenere la macchina da presa. Così, mentre tutt'intorno si accendono le lotte operaie e le occupazioni studentesche e si formano i primi gruppi femministi, dentro casa Elia si combatte una rivoluzione silenziosa per riuscire a chiamare per nome il desiderio e la violenza, il diritto al lavoro e quello al piacere. E Mimì filma tutto. Non cerca la bellezza, cerca la verità: riprende le sorelle che danno vita a un'impresa quasi impossibile, gli sguardi e i gesti impercettibili ma rivelatori, un matrimonio «normale» eppure pieno di incertezze. Con forbici e determinazione, realizza un film che nessuno le ha chiesto di girare. Perché raccontare è resistere. Perché raccontando si può cambiare la vita, la propria ma anche quella degli altri. Perché tutti noi abbiamo vissuto anni in bianco e nero con la speranza di farli diventare un film a colori.


COSA NE PENSO

Gli anni in bianco e nero di Francesca Giannone è un romanzo intenso e raffinato che racconta la forza dei legami familiari, i sogni coltivati contro ogni ostacolo e il desiderio di libertà femminile nell'Italia degli anni Sessanta.

Attraverso la voce vivace e autentica di Mimì, una ragazza innamorata del cinema e determinata a costruire il proprio futuro, l'autrice dipinge un affresco ricco di emozioni, speranze e trasformazioni sociali. Le quattro sorelle protagoniste, ciascuna con il proprio carattere e le proprie aspirazioni, danno vita a una storia corale che parla di amore, crescita, sacrificio e appartenenza.

La scrittura di Francesca Giannone è elegante, evocativa e profondamente cinematografica: ogni scena prende forma con naturalezza, trasportando il lettore in un mondo fatto di sogni, tradizioni e cambiamenti. Ne emerge un romanzo capace di emozionare e far riflettere, celebrando il coraggio di chi sceglie di seguire la propria strada senza rinunciare agli affetti più autentici.

Frase dal libro

«Tutti gli avvenimenti che mi hanno portato qui, ora, al binario numero tre, narrano di una storia iniziata con quattro ragazze che erano sempre state lì, in un mondo in bianco e nero.»

In conclusione, lettura consigliata a chi ama le saghe familiari, i romanzi di formazione e le storie di donne che cercano il proprio posto nel mondo. Buona lettura! 


Caterina Lucido

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03 giugno 2026

RECENSIONE DEL LIBRO:SOPRAVVIVERE NON BASTA DI DIANORA TINTI

In libreria e sugli store online dal 09 giugno 2026 Edizioni Piemme


NOTE SULL’AUTRICE 

Dianora Tinti è una scrittrice, giornalista, critica letteraria e blogger toscana. Laureata in Scienze Economiche presso l’Università di Siena, da anni promuove la cultura e la letteratura attraverso l’organizzazione di concorsi letterari, la partecipazione a giurie nazionali e la collaborazione con riviste e programmi televisivi dedicati ai libri. È ideatrice del blog letterario www.dianoratinti.it
dove recensisce opere e intervista autori di rilievo nazionale. Tra i suoi romanzi più noti figurano Il pizzo dell’aspide, Il giardino delle Esperidi e Storia di un manoscritto.
Il suo nuovo libro è Sopravvivere non basta.


SINOSSI 

Ci sono storie che non appartengono a una sola vita, ma passano di mano in mano, come un cimelio di famiglia che nessuno ha il coraggio di buttare. Come l'anello d'oro che Frida Hoppic consegna alla vecchia amica Lina, dopo settant'anni di silenzio, chiedendole di custodirlo. Pregandola di non fare domande. Frida è una sopravvissuta. Nata a Berlino in una famiglia ebrea benestante, ha attraversato gli ultimi, atroci mesi della guerra prima di approdare, come altre migliaia di profughi, nel Salento del 1947, nella piccola Santa Maria al Bagno. Lì ha trovato un rifugio, degli amici, e il coraggio di ricominciare. Ma seppur lontana dalla guerra e dall'incubo, un sospetto ha continuato a perseguitarla. Riguarda i suoi genitori, Gerda e Bernhard, medici nell'Ospedale Ebraico di Berlino, inspiegabilmente risparmiati dalla furia nazista, mentre intorno a loro tutto andava distrutto. Dopo la morte di Frida, sarà Chiara, sua nipote, a riavvolgere i fili di questa storia. Il viaggio la porterà da Bari a Berlino, attraverso archivi, testimonianze e silenzi, fino a una verità scomoda che nessuno in famiglia ha mai avuto il coraggio di guardare. Dianora Tinti intreccia tre generazioni e due epoche con una scrittura elegante e vivida, che tiene insieme la crudeltà della Storia e la delicatezza dei legami affettivi. Senza mai distogliere lo sguardo da ciò che è più difficile affrontare.

COSA NE PENSO

Sopravvivere non basta è un romanzo intenso e coinvolgente che intreccia con sensibilità memoria personale e tragedia storica. Dianora Tinti conduce il lettore tra il Salento contemporaneo, la Berlino del 1945 e i campi profughi del dopoguerra, costruendo una narrazione ricca di emozione e umanità.
Il cuore del libro è la memoria: attraverso l'incontro tra Lina e Frida, l'autrice riflette sulle ferite lasciate dalla guerra e sul peso di un passato che continua a vivere nei ricordi dei sopravvissuti. Molto riuscita la caratterizzazione dei personaggi femminili, complessi e autentici, così come l'accurata ricostruzione storica che conferisce profondità alla vicenda.
La scrittura è elegante, scorrevole e capace di evocare immagini vivide senza mai eccedere. Sopravvivere non basta è un romanzo che racconta una pagina poco nota della storia europea trasformandola in una toccante riflessione sulla resilienza, sull'amicizia e sulla necessità di ricordare.

Una lettura intensa e consigliata.



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18 maggio 2026

DOPO UNA LUNGA PAUSA … ECCOMI DI NUOVO QUI


Cari lettori, 

So che negli ultimi tempi il blog è rimasto un po’ in silenzio e volevo chiedervi scusa per questa assenza prolungata. A volte la vita porta a rallentare, ma non ho mai smesso di pensare a questo spazio e alle persone che lo seguono con affetto.

La buona notizia è che presto torneranno le interviste, le recensioni e tanti nuovi contenuti che non vedo l’ora di condividere con voi! 

Grazie per la pazienza, per i messaggi e per aver continuato a esserci nonostante tutto. Ci risentiamo molto presto!


© Riproduzione riservata

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03 aprile 2026

Buona Pasqua

La Pasqua arriva come una luce discreta, capace di farsi spazio anche tra le crepe del tempo che viviamo. È una promessa silenziosa di rinascita, un invito a credere che, nonostante tutto, qualcosa possa ancora rifiorire.

Eppure, mentre celebro la vita che si rinnova, non posso dimenticare chi oggi vive giorni segnati dalla paura, dal dolore e dalla perdita. Ci sono luoghi in cui la primavera fatica ad arrivare, dove il rumore della guerra copre quello lieve della speranza.

È proprio lì che questo tempo acquista un significato ancora più profondo: nella capacità di custodire umanità, di restare vicini anche da lontano, di non smettere di credere nella pace.

Che questa Pasqua sia allora un gesto gentile, un pensiero condiviso, una luce tenace.
Per chi sta ancora aspettando un nuovo inizio.

Buona Pasqua.