D: COME È NATA L'IDEA DI SCRIVERE LA ZOLFATARA E COSA L'HA SPINTA A RACCONTARE QUESTA STORIA?
R: Ho preso spunto dai racconti di mio nonno sul lavoro in miniera. Credo fortemente sia necessario tramandare la tradizione orale che, altrimenti, in quest’era digitale, in cui tutto corre, troppo , veloce andrebbe dispersa.
D: IL LIBRO PRENDE SPUNTO DALLA VICENDA DI SUO NONNO. CHE EMOZIONE È STATA TRASFORMARE UNA MEMORIA FAMILIARE IN UN'OPERA NARRATIVA?
R: Trasformare la sua storia, che è, poi, quella di molti altri minatori, in romanzo è stata un‘emozione immensa. Mi hanno scritto figli e nipoti di minatori, anche dal Belgio e, persino, dal Cile. Leggere le loro testimonianze e di quanto si sentano vicini alla storia de “La zolfatara” mi ha davvero commosso.
D: C'È UN PERSONAGGIO DEL ROMANZO A CUI SI SENTE PARTICOLARMENTE LEGATA?
R: Sono legata a tutti i personaggi, tra loro non faccio differenze, un po’ come per i figli.
D: NEL LIBRO EMERGONO TEMI UNIVERSALI COME I SOGNI, LE SCELTE E IL DESIDERIO DI UN FUTURO MIGLIORE. QUALE DI QUESTI TEMI SENTE PIÙ VICINO?
R: Sono tutti i temi con un’unico denominatore: la voglia di evoluzione. Ne “La zolfatara” a volte i sogni si realizzarano, altre volte no, altre ancora saranno i figli a cercare di portare a termini un progetto iniziato dai genitori, ma, ciò che conta, sempre, è la voglia di provarci.
D: QUALE EMOZIONE HA PROVATO QUANDO HA VISTO PER LA PRIMA VOLTA IL SUO ROMANZO PUBBLICATO E NELLE MANI DEI LETTORI?
R: Ci sono lettori che immedesimano, per vissuto personale o familiare, in un personaggio o chi fa il tifo per uno di loro. Leggere i loro feedback, le testimonianze e ricevere messaggi dai lettori, per me, è la soddisfazione più grande.
D: COSA SPERA CHE IL LETTORE PORTI CON SÉ DOPO AVER TERMINATO LA LETTURA?
R: Senza ombra di dubbio, mi auguro i lettori portino con loro l’amore, tra madre e figlia, tra marito e moglie, tra amici, tra compagni di lavoro e che questo amore prenda posto stabilmente nelle loro librerie.
D: DOPO QUESTO ESORDIO NELLA NARRATIVA, STA GIÀ LAVORANDO A UN NUOVO PROGETTO LETTERARIO?
R: Sto già lavorando a un nuovo progetto che non si allontanerà molto dalla mia terra, la Sicilia.
Ma di questo parleremo nella prossima intervista.
Ringrazio di cuore Irene Di Liberto per la disponibilità con cui ha risposto alle mie domande.
In libreria e sugli store online dal 16 giugno 2026 Piemme Edizioni
SINOSSI
Sicilia, inizio Novecento. A Castellatani gli uomini sono destinati a respirare la polvere dello zolfo. La grande miniera sulla collina è un dio crudele che divora i carusi e restituisce sudore, fatica e una promessa di lavoro. Teresa è cresciuta con un desiderio più grande della sua età: diventare maestra e insegnare ai bambini del paese come sognare un mondo migliore. Ma in una realtà in cui le scelte sono già scritte dalla tradizione, la sua vita si intreccia con quella di Giovanni, uno zolfataro che conosce i cunicoli sotterranei come le stanze di casa. Il loro matrimonio nasce dalla necessità, eppure, tra turni massacranti e promesse di futuro infrante, i due scoprono un amore lento, fatto di sguardi e piccoli gesti, capace di resistere alle leggi morali inscalfibili di una comunità chiusa e arroccata nell'entroterra. Un amore che può metterli al riparo dalla miseria, ma non per sempre. Irene Di Liberto racconta una storia d'altri tempi con una voce calda ed emozionante, partendo dal ricordo del nonno paterno, caruso della zolfara di Casteltermini, una delle miniere più importanti d'Europa. La zolfatara è un grande romanzo di donne e di uomini, di madri e figlie, di sogni che resistono anche quando tutto sembra negare il cambiamento.
COSA NE PENSO
Ci sono romanzi che raccontano una storia e altri che custodiscono la memoria di un popolo. La Zolfatara di Irene Di Liberto appartiene a questa seconda categoria: un'opera intensa e profondamente umana che conduce il lettore nella Sicilia di un tempo, quando il lavoro nelle zolfare, la povertà e le profonde disuguaglianze sociali scandivano l'esistenza di intere famiglie .
La scrittura dell'autrice è coinvolgente e delicata al tempo stesso. I capitoli, brevi ma densi di significato, imprimono un ritmo scorrevole alla narrazione, lasciando però il tempo di assimilare le emozioni e le riflessioni che ogni pagina sa regalare . Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è la costruzione dei personaggi. Teresa, Giovanni, Pina, Donna Assunta, Antonio e Carmelina sono solo alcuni dei volti che popolano questa storia corale. Ognuno è delineato con grande cura, umanità e credibilità, tanto da sembrare reale. Le loro vicende si intrecciano dando vita a un racconto che emoziona e coinvolge profondamente.
Tra i temi più toccanti emerge la condizione della donna. Attraverso la storia di Pina, prima ancora che donna, madre pronta a sacrificare tutto per il bene della figlia Teresa, l'autrice affronta con grande sensibilità argomenti come la violenza, la sottomissione e il desiderio di spezzare un destino che sembrava già scritto. Sono pagine che arrivano dritte al cuore e che ricordano quanto queste realtà abbiano segnato la storia della Sicilia e di tante famiglie.
Anche il percorso di Teresa è intenso e ricco di sfumature. Le perdite che affronta, le difficoltà e la sua capacità di rialzarsi rendono il suo cammino un autentico esempio di forza e resilienza. È impossibile non provare empatia per lei e accompagnarla, pagina dopo pagina, nel suo percorso di crescita.
Un valore aggiunto del romanzo è senza dubbio la presenza del dialetto siciliano. Lungi dall'essere un semplice elemento stilistico, il dialetto dona autenticità alla narrazione, valorizza le radici culturali dell'opera e rende vivi i dialoghi, i personaggi e l'intero contesto storico. Il lettore non osserva soltanto quella Sicilia: ha la sensazione di abitarla.
Se dovessi scegliere il personaggio che più mi ha emozionata, indicherei senza esitazione Giovanni. Ai miei occhi rappresenta il vero eroe del romanzo: un uomo capace di lasciare un segno profondo per la sua umanità, il suo coraggio e la sua forza d'animo. Preferisco non aggiungere altro, perché credo che sia uno di quei personaggi che meritano di essere scoperti senza anticipazioni.
La Zolfatara non è soltanto un romanzo storico, ma un tributo alla memoria, alla dignità e alla resilienza di un popolo. Irene Di Liberto restituisce voce a uomini e donne che hanno vissuto una realtà tanto dura quanto autentica, ricordandoci quanto sia importante non dimenticare il passato per comprendere il presente.
In conclusione, una lettura intensa, emozionante e ricca di significato, che consiglio a chi ama i romanzi capaci di lasciare un segno nel cuore e nella coscienza del lettore. Un libro che si legge con partecipazione e si chiude con la consapevolezza di aver conosciuto una storia che merita di essere raccontata. Consigliatissimo. Buona lettura!
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