La Finestra della Letteratura
A cura di Caterina Lucido
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02 agosto 2026
PUBBLICITÀ E COLLABORAZIONI CON LA FINESTRA DELLA LETTERATURA.
19 luglio 2026
OLTRE LE PAGINE DI LA MALAREMA: INTERVISTA AD ALESSIA CASTELLINI E RECENSIONE DEL ROMANZO
Cari lettori,
l'ospite
di questa nuova intervista è Alessia Castellini, scrittrice palermitana e
autrice dei romanzi Una vita in puzzle (2021), Il sentiero delle formichelle
(2024), vincitore del Premio Territorio al Premio Nazionale eno-letterario
Vermentino 2024, e La malarema (2026). Nelle sue opere intreccia ricerca
storica, memoria e sensibilità narrativa, dando vita a storie capaci di
emozionare e far riflettere.
Sono lieta di accoglierla nel mio blog per conoscere meglio il suo percorso di scrittura, le sue fonti di ispirazione e il lavoro che si cela dietro la nascita del suo nuovo romanzo.
Benvenuta, Alessia, e grazie per aver accettato il mio invito.
D: CHI È ALESSIA?
Innanzitutto, ciao e grazie di
cuore per avermi offerto questa opportunità di dialogo.
R: Questa è la domanda delle domande. Sulla carta, sono una donna siciliana di trentatré anni con un dottorato di ricerca in fisica, che un giorno ha deciso di rivoluzionare la propria vita e di diventare scrittrice di narrativa, anche se non è stato affatto semplice e ha significato mettere in discussione tutto. Nel quotidiano, sono tante altre cose: una sognatrice un po’ distratta che colleziona piccole disavventure improbabili, un’amica affidabile, una compagna e una figlia premurosa, una praticante di yoga con qualche problema di troppo alla cervicale e circondata da libri, quadri colorati e gattine dolcissime. Amo passeggiare sul lungomare, perché è lì che le idee assumono contorni ben definiti, e potrei nutrirmi di soli pani e caffè.
D: LA MALAREMA È
QUASI UN PERSONAGGIO DEL ROMANZO. COME È NATA E CHE RAPPORTO VOLEVI CREARE TRA
IL PAESAGGIO E I PROTAGONISTI?
R: La malarema è un tipo di corrente marina sfavorevole presente in provincia di Messina, dovuta alla differenza di marea tra lo Ionio e il Tirreno, che si incontrano nello stretto. Ne sono venuta a conoscenza studiando le antiche tradizioni di San Giorgio, il borgo di pescatori in cui è ambientata parte del romanzo, e da quel momento si è insinuata tra le righe della storia, direzionando in modo significativo le vite dei personaggi, sia in senso letterale sia in senso metaforico. Io sono innamorata della mia isola, il paesaggio è profondamente connesso ai miei stati d’animo: a volte li determina, altre si limita ad accompagnarli. Ecco, durante la scrittura non c’è stato un tentativo consapevole di creare un rapporto tra ambiente naturale e protagonisti, è semplicemente accaduto in modo spontaneo. Il mare, le sue correnti avverse, il modo in cui negli anni modifica la forma di ciò che tocca, la sua capacità di custodire e nutrire oggi e di distruggere domani, tutto questo non poteva che influire nelle vite che ho raccontato: Rossella lo teme proprio a causa della malarema, per Mimì, la sua mastra; invece, è tutto ciò per cui valga la pena vivere e morire.
D: NEL
LIBRO IL PASSATO DIALOGA CONTINUAMENTE CON IL PRESENTE. CHE RUOLO HA LA MEMORIA
NELLA STORIA?
R: Dipende dal personaggio. Per Mimì, la memoria è per certi versi una gabbia e per altri uno stimolo a seguire i propri sentimenti: il ricordo di Brigida, la sua unica amica, la riempie di sensi di colpa, quello del suo rapporto d’infanzia con Vicio, invece, di nostalgia e rimpianto. Per Rossella, invece, è maledizione e salvezza allo stesso tempo: è come una sorta di grossa lente, che a volte distorce del tutto la realtà e altre la chiarifica.
D: NEL LIBRO EMERGE UNA FEMMINILITA’ FORTE MA SILENZIOSA. ERA QUESTA L’IMMAGINE CHE VOLEVI RACCONTARE?
R: In un certo senso, sì. Ma forse, volevo innanzitutto raccontare la fragilità. In questa storia, indugio a lungo su alcuni dei modi in cui la paura e la sofferenza spezzano la voce femminile, su come una donna a volte si convinca di poter stare disarmata nel dolore, mettendo in fila inconsapevolmente minuscoli passi per liberarsene. La scelta di strutturare il romanzo secondo le fasi di lavorazione del bisso, una fibra tessile marina estremamente fragile e per questo difficile da filare, non è casuale: indica una possibile via per attraversare questa storia. Per i miei personaggi, la forza, quando e se arriva, non è che l’ultimo strumento: prima vengono i legami intrecciati nella e non malgrado la fragilità.
D: SE DOVESSI RACCHIUDERE LA MALAREMA IN UN’EMOZIONE, QUALE SAREBBE?
R: È una bella e difficile domanda! Forse sceglierei uno stato emotivo che accomuna un po’ tutti i miei personaggi: la vulnerabilità.
D: C’E QUALCOS’ALTRO CHE VUOI AGGIUNGERE… CHE VORRESTI DIRE AI TUOI LETTORI?
R: In realtà, dopo aver trascorso mesi a scrivere, adesso sono più curiosa di sapere cosa avranno loro da dirmi. L’unica cosa che mi sento di aggiungere è che spero di instillare la voglia di approfondire i due fili-conduttori delle vicende: la complessa storia dei reclusori cattolici femminili; e il bisso, noto anche come seta o luce del mare. Quest’ultimo in particolare è stato per me un’inestimabile fonte di riflessione e di ispirazione, e sapere che Pinna nobilis, il mollusco che lo secerne, nel 1992 è stata dichiarata specie protetta, mi è sembrato un segno: io sono del ’92 e spero di contribuire con questo romanzo a tramandarne la bellezza e la rarità, soprattutto adesso che, dal 2016, è a rischio di estinzione.
D: PROGETTI E SOGNI PER IL FUTURO?
R: Mi
auguro che la vita mi consenta di continuare a scrivere e a pubblicare. Nessun
mestiere “mi somiglia” di più. Sto già lavorando a nuove idee e spero che
vedano la luce presto. Intanto, spero che “La Malarema” arrivi al cuore di chi
sceglierà di leggerlo.
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell'azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell'entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell'Opera pia, una struttura per "donne traviate" gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un'adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall'ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l'azzurro che le riempiva gli occhi e l'anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola.
COSA NE PENSO
«Le sue giornate erano scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia.»
Alessia conduce il lettore nella Sicilia di fine Ottocento, dando voce a una storia intensa in cui memoria, identità e riscatto si intrecciano con una delle tradizioni più affascinanti del Mediterraneo: la lavorazione del bisso, la preziosa "seta del mare". Attraverso una protagonista segnata da profonde ferite interiori, l'autrice racconta il peso del silenzio imposto dai pregiudizi e la forza necessaria per riconquistare la propria voce. Ne emerge un romanzo che affronta temi universali come il coraggio, la libertà e la condizione femminile, senza mai rinunciare alla delicatezza dello sguardo umano. La Sicilia, con il suo mare e i suoi contrasti, non è soltanto uno sfondo, ma una presenza viva che accompagna l'intera narrazione. La scrittura di Alessia Castellini è evocativa e coinvolgente, capace di fondere accuratezza storica ed emozione in un equilibrio convincente.
In conclusione, La malarema è un romanzo intenso e suggestivo che custodisce storie, tradizioni e sentimenti destinati a lasciare un segno nel lettore, ricordandoci quanto sia importante preservare la memoria di ciò che il tempo rischia di cancellare. Con una scrittura evocativa e una solida ricostruzione storica, Alessia Castellini dà vita a un romanzo che racconta il mare, la memoria e la forza delle donne, restituendo voce a una tradizione antica e a emozioni senza tempo. Consigliatissimo. Buona lettura!
© Riproduzione riservata
10 luglio 2026
ANTONIO MANZINI SI RACCONTA: DIETRO IL SUCCESSO DI ROCCO SCHIAVONE
Cari lettori,
Oggi ho il piacere di ospitare sul mio blog Antonio Manzini, scrittore, attoree sceneggiatore tra i più apprezzati della narrativa italiana contemporanea. Nato a Roma nel 1964, è l'autore del celebre vicequestore Rocco Schiavone, protagonista di una fortunata serie di romanzi noir che ha conquistato il pubblico e dato vita a un altrettanto fortunato adattamento televisivo. Con il suo stile inconfondibile, capace di unire ironia, profondità e attenzione alle sfumature dell'animo umano, Antonio Manzini ha saputo costruire personaggi autentici e storie che continuano ad appassionare lettori di ogni età.
Antonio è tornato in libreria e sugli store online dal 26 maggio 2026 con I tramezzini di Rocco Schiavone Sellerio
D: ANTONIO, SEI UNO SCRITTORE, ATTORE E SCENEGGIATORE.
COME È NATA LA TUA PASSIONE PER LA SCRITTURA E QUANDO HAI CAPITO CHE SAREBBE
DIVENTATA UNA PARTE FONDAMENTALE DELLA TUA VITA?
R: La scrittura ti accompagna da quando sei piccolo in infinite forme. C’è chi scrive un diario, chi prova a fare un giornalino, chi barzellette chi si sente già narratore e si butta nei racconti. Poi nella vita incontri altri modi di narrare, attraverso il tuo corpo e la tua voce, il teatro, il cinema. Anche quelle sono forme di scrittura. La scrittura scenica, la scrittura interpretativa. Approdi infine ai racconti lunghi e scrivi un romanzo. Non sai neanche tu perché l’hai fatto, come ti è venuto. Dentro ci sono decine anni di vita e di esperienze. Ti piace. Prosegui a farlo.
D: IL TUO NUOVO ROMANZO I TRAMEZZINI DI ROCCO SCHIAVONE RIPORTA I LETTORI NELL'UNIVERSO DI UNO DEI PERSONAGGI PIÙ AMATI DELLA NARRATIVA ITALIANA. COME È NATA L'IDEA DI QUESTA NUOVA STORIA?
R: Mi andava di raccontare pezzi della vita di Rocco sotto forma di racconti. Piccoli bocconi d’aria che svelassero qui e lì quei fatti che la memoria spesso si ingoia senza lasciare traccia. Li ho prima appuntati e poi sviluppati. Come se stessi parlando di un a persona reale, esistente, mi piace tornare nei suoi luoghi d’infanzia, che qui e là sono anche i miei.
D: QUANTO TEMPO HAI IMPIEGATO PER LA REALIZZAZIONE DEL
ROMANZO, DALLA PRIMA IDEA ALLA PUBBLICAZIONE, E QUAL È STATA LA FASE PIÙ
IMPEGNATIVA DEL LAVORO?
R: Non posso rispondere perché non lo so. Ci sono nel libro un paio di racconti scritti anni fa, un altro più recente, altri elaborati per dare al libro una rotondità e un senso. La fase più impegnativa di un libro finisce dopo anni che l’hai scritto, perché un libro è scrittura, correzione, e presentazione ai lettori e ai giornalisti.
D: QUALI SONO GLI AUTORI O I LIBRI CHE HAI AMATO DI PIÙ E CHE HANNO CONTRIBUITO A FORMARE IL TUO STILE NARRATIVO?
R: Vede succede una cosa curiosa con i famosi
scrittori preferiti. Cambiano col passare degli anni. Ne ho a decine, perché
sono vecchio. Ci sono quelli però che non cambiano mai, che restano nella tua
memoria per sempre e ti ricordano quanta grazie e verità e onestà ci vuole ogni
volta che ti siedi a scrivere. Mann, Omero, Onetti, Woolf, Dostojevskij, Roth,
Coraghessan Boyle, Morante, Dickens, Maupassant, Austin… mi fermo
D: DOPO TANTI ANNI ACCANTO A ROCCO SCHIAVONE, C'È QUALCOSA CHE QUESTO PERSONAGGIO HA INSEGNATO AD ANTONIO MANZINI, UOMO E SCRITTORE?
D: A QUALI PROGETTI STAI LAVORANDO IN QUESTO PERIODO E QUALE MESSAGGIO VORRESTI LASCIARE AI TUOI LETTORI?
R: Sto cercando di sviluppare un libro che non veda Rocco al centro dell’attenzione. E quindi mi informo, mi guardo in giro, scrivo appunti, sviluppi, chissà se mai riuscirò a tirar fuori qualcosa di decente. Non ho messaggi da lasciare a nessuno, posso solo augurarmi di continuare a leggere, anzi augurarci di continuare a leggere per cercare di capire questa vita che ci hanno dato in sorte di vivere.
Grazie ad Antonio Manzini per essere stato mio ospite e per la disponibilità dimostrata.
Una raccolta di racconti inediti che vedono protagonista Rocco Schiavone, tra l’infanzia e la maturità, Roma e Aosta, la nostalgia e il dolore. L’amicizia con i compagni di Trastevere, prima da bambini e poi da adolescenti, eterni ragazzi di strada e di vita, sempre sospesi tra sfrontatezza e crimine. L’incontro inaspettato con la moglie Marina, in una tempesta di emozioni e presagi. Lo sdegno morale di fronte a un organizzatore di matrimoni, un wedding planner che sembra destinato a una brutta fine. Le pulsioni erotiche di un giorno di noia smisurata. La guerra e la Resistenza, le figurine dei calciatori, i sogni dell’infanzia. I morti ammazzati, i segreti di famiglia, la fatica di mettersi ancora una volta al lavoro su un nuovo caso. L’affetto e lo sprezzo per i colleghi, il rigore di chi cerca sempre la verità e applica una costante disubbidienza alla stupidità e all’ingiustizia.
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15 giugno 2026
RECENSIONE DEL LIBRO : E ADESSO DORMI DI VALERIA ANCIONE.
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09 giugno 2026
RECENSIONE DEL LIBRO: GLI ANNI IN BIANCO E NERO DI FRANCESCA GIANNONE
© Riproduzione riservata



