Cari lettori,
l'ospite
di questa nuova intervista è Alessia Castellini, scrittrice palermitana e
autrice dei romanzi Una vita in puzzle (2021), Il sentiero delle formichelle
(2024), vincitore del Premio Territorio al Premio Nazionale eno-letterario
Vermentino 2024, e La malarema (2026). Nelle sue opere intreccia ricerca
storica, memoria e sensibilità narrativa, dando vita a storie capaci di
emozionare e far riflettere.
Sono lieta di accoglierla nel mio blog per conoscere meglio il suo percorso di scrittura, le sue fonti di ispirazione e il lavoro che si cela dietro la nascita del suo nuovo romanzo.
Benvenuta, Alessia, e grazie per aver accettato il mio invito.
D: CHI È ALESSIA?
Innanzitutto, ciao e grazie di
cuore per avermi offerto questa opportunità di dialogo.
R: Questa è la domanda delle domande. Sulla carta, sono una donna siciliana di trentatré anni con un dottorato di ricerca in fisica, che un giorno ha deciso di rivoluzionare la propria vita e di diventare scrittrice di narrativa, anche se non è stato affatto semplice e ha significato mettere in discussione tutto. Nel quotidiano, sono tante altre cose: una sognatrice un po’ distratta che colleziona piccole disavventure improbabili, un’amica affidabile, una compagna e una figlia premurosa, una praticante di yoga con qualche problema di troppo alla cervicale e circondata da libri, quadri colorati e gattine dolcissime. Amo passeggiare sul lungomare, perché è lì che le idee assumono contorni ben definiti, e potrei nutrirmi di soli pani e caffè.
D: LA MALAREMA È
QUASI UN PERSONAGGIO DEL ROMANZO. COME È NATA E CHE RAPPORTO VOLEVI CREARE TRA
IL PAESAGGIO E I PROTAGONISTI?
R: La malarema è un tipo di corrente marina sfavorevole presente in provincia di Messina, dovuta alla differenza di marea tra lo Ionio e il Tirreno, che si incontrano nello stretto. Ne sono venuta a conoscenza studiando le antiche tradizioni di San Giorgio, il borgo di pescatori in cui è ambientata parte del romanzo, e da quel momento si è insinuata tra le righe della storia, direzionando in modo significativo le vite dei personaggi, sia in senso letterale sia in senso metaforico. Io sono innamorata della mia isola, il paesaggio è profondamente connesso ai miei stati d’animo: a volte li determina, altre si limita ad accompagnarli. Ecco, durante la scrittura non c’è stato un tentativo consapevole di creare un rapporto tra ambiente naturale e protagonisti, è semplicemente accaduto in modo spontaneo. Il mare, le sue correnti avverse, il modo in cui negli anni modifica la forma di ciò che tocca, la sua capacità di custodire e nutrire oggi e di distruggere domani, tutto questo non poteva che influire nelle vite che ho raccontato: Rossella lo teme proprio a causa della malarema, per Mimì, la sua mastra; invece, è tutto ciò per cui valga la pena vivere e morire.
D: NEL
LIBRO IL PASSATO DIALOGA CONTINUAMENTE CON IL PRESENTE. CHE RUOLO HA LA MEMORIA
NELLA STORIA?
R: Dipende dal personaggio. Per Mimì, la memoria è per certi versi una gabbia e per altri uno stimolo a seguire i propri sentimenti: il ricordo di Brigida, la sua unica amica, la riempie di sensi di colpa, quello del suo rapporto d’infanzia con Vicio, invece, di nostalgia e rimpianto. Per Rossella, invece, è maledizione e salvezza allo stesso tempo: è come una sorta di grossa lente, che a volte distorce del tutto la realtà e altre la chiarifica.
D: NEL LIBRO EMERGE UNA FEMMINILITA’ FORTE MA SILENZIOSA. ERA QUESTA L’IMMAGINE CHE VOLEVI RACCONTARE?
R: In un certo senso, sì. Ma forse, volevo innanzitutto raccontare la fragilità. In questa storia, indugio a lungo su alcuni dei modi in cui la paura e la sofferenza spezzano la voce femminile, su come una donna a volte si convinca di poter stare disarmata nel dolore, mettendo in fila inconsapevolmente minuscoli passi per liberarsene. La scelta di strutturare il romanzo secondo le fasi di lavorazione del bisso, una fibra tessile marina estremamente fragile e per questo difficile da filare, non è casuale: indica una possibile via per attraversare questa storia. Per i miei personaggi, la forza, quando e se arriva, non è che l’ultimo strumento: prima vengono i legami intrecciati nella e non malgrado la fragilità.
D: SE DOVESSI RACCHIUDERE LA MALAREMA IN UN’EMOZIONE, QUALE SAREBBE?
R: È una bella e difficile domanda! Forse sceglierei uno stato emotivo che accomuna un po’ tutti i miei personaggi: la vulnerabilità.
D: C’E QUALCOS’ALTRO CHE VUOI AGGIUNGERE… CHE VORRESTI DIRE AI TUOI LETTORI?
R: In realtà, dopo aver trascorso mesi a scrivere, adesso sono più curiosa di sapere cosa avranno loro da dirmi. L’unica cosa che mi sento di aggiungere è che spero di instillare la voglia di approfondire i due fili-conduttori delle vicende: la complessa storia dei reclusori cattolici femminili; e il bisso, noto anche come seta o luce del mare. Quest’ultimo in particolare è stato per me un’inestimabile fonte di riflessione e di ispirazione, e sapere che Pinna nobilis, il mollusco che lo secerne, nel 1992 è stata dichiarata specie protetta, mi è sembrato un segno: io sono del ’92 e spero di contribuire con questo romanzo a tramandarne la bellezza e la rarità, soprattutto adesso che, dal 2016, è a rischio di estinzione.
D: PROGETTI E SOGNI PER IL FUTURO?
R: Mi
auguro che la vita mi consenta di continuare a scrivere e a pubblicare. Nessun
mestiere “mi somiglia” di più. Sto già lavorando a nuove idee e spero che
vedano la luce presto. Intanto, spero che “La Malarema” arrivi al cuore di chi
sceglierà di leggerlo.
Sicilia, 1894. Rossella osserva sua madre immergersi nell'azzurro per raggiungere sul fondale la Pinna nobilis, il mollusco che produce la seta del mare. Le donne della sua vita raccolgono il bisso da generazioni. Lei è la più piccola, la più amata, e le sue giornate sono scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia. Un giorno, però, accade qualcosa di irraccontabile. Rossella osserva, dalla riva, una vita che si spezza. La gola si chiude per lo spavento e la sua voce scompare. Anni dopo, in una città dell'entroterra, la ragazza trascorre il tempo che le resta tra le mura dell'Opera pia, una struttura per "donne traviate" gestita da suore severe e austere. Lì ha trovato una casa fredda e inospitale, dopo essere stata scambiata per un'adultera in fuga. Ha imparato ad amare la sua prigione, che è un mondo in miniatura, più appartato delle vie della città. Priva della voce, spaventata dall'ambiente esterno, nasconde nei recessi della sua memoria il ricordo del giorno in cui la sua famiglia si è sgretolata per sempre. Ma sa che verrà il tempo di rivedere il mare, l'azzurro che le riempiva gli occhi e l'anima, e affrontare il passato che le ha tolto la parola.
COSA NE PENSO
«Le sue giornate erano scandite dalla musica delle onde che scivolano sulla sabbia.»
Alessia conduce il lettore nella Sicilia di fine Ottocento, dando voce a una storia intensa in cui memoria, identità e riscatto si intrecciano con una delle tradizioni più affascinanti del Mediterraneo: la lavorazione del bisso, la preziosa "seta del mare". Attraverso una protagonista segnata da profonde ferite interiori, l'autrice racconta il peso del silenzio imposto dai pregiudizi e la forza necessaria per riconquistare la propria voce. Ne emerge un romanzo che affronta temi universali come il coraggio, la libertà e la condizione femminile, senza mai rinunciare alla delicatezza dello sguardo umano. La Sicilia, con il suo mare e i suoi contrasti, non è soltanto uno sfondo, ma una presenza viva che accompagna l'intera narrazione. La scrittura di Alessia Castellini è evocativa e coinvolgente, capace di fondere accuratezza storica ed emozione in un equilibrio convincente.
In conclusione, La malarema è un romanzo intenso e suggestivo che custodisce storie, tradizioni e sentimenti destinati a lasciare un segno nel lettore, ricordandoci quanto sia importante preservare la memoria di ciò che il tempo rischia di cancellare. Con una scrittura evocativa e una solida ricostruzione storica, Alessia Castellini dà vita a un romanzo che racconta il mare, la memoria e la forza delle donne, restituendo voce a una tradizione antica e a emozioni senza tempo. Consigliatissimo. Buona lettura!
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