29 gennaio 2026

DUE VOCI, UNA STESSA PASSIONE: ALAJMO E CARAPEZZA


Cari lettori,
ben trovati.
Oggi vi propongo un’intervista doppia a Roberto Alajmo e Marco Carapezza, autori di Avventure postume di personaggi illustri.
In questo libro, Roberto Alajmo e Marco Carapezza accompagnano in un territorio narrativo affascinante e poco esplorato: quello che accade dopo la morte, quando le biografie sembrano concluse ma le storie, sorprendentemente, continuano.
Tra rigore storico, ironia e gusto per il paradosso, il volume restituisce al lettore vicende inverosimili eppure reali, nelle quali la cultura occidentale rivela il proprio rapporto complesso, simbolico e talvolta grottesco con la morte.
In questa intervista, gli autori raccontano la genesi del progetto, le scelte narrative e il metodo di lavoro, offrendo uno sguardo lucido e appassionato su un libro che riesce a essere insieme divulgativo, colto e profondamente umano.

COM’È NATA L’IDEA DI COLLABORARE PER AVVENTURE POSTUME DI PERSONAGGI ILLUSTRI?

(RA) Marco è il mio primo lettore, quello che per primo mette gli occhi sulle cose che scrivo. Quando gli sottoposi il mio racconto intitolato Le Ceneri di Pirandello, oltre ai soliti preziosi consigli, mi raccontò per analogia le vicissitudini della sepoltura di Moliere, e io risposi con quelle di Goya, e così via, scambiandoci per anni storielline del genere. Fin quando, un paio d’anni fa, abbiamo pensato di metterle tutte assieme vincendo la scaramanzia.

DA DOVE È PARTITA LA SCELTA DEI PERSONAGGI DA RIPORTARE IN SCENA?

(MC) Con Roberto, abbiamo abbiamo discusso di molte “avventure postume”, poi la scelta è cadute su queste dieci casi, Oltre a quelle di Pirandello e Goya, le prime storie che ci hanno colpito sono state quelle del processo al cadavere del papa Formoso (non svelo se il papa fu condannato o prosciolto, ma potete intuirlo), e l’incredibile storia del povero Cartesio morto in Svezia e vittima di devoti appassionati alla sua filosofia. Le abbiamo scelte po’ perché erano quelle che si prestavano meglio ad uno sviluppo narrativo, un po’ perché ognuna di queste esemplificava un tipo. Goya il furto del cranio, che ha riguardato molto altri personaggi, fino ad Einstein, Lenin ed Evita Peron la mummificazione e la santificazione dei corpi, Sant’Agata un esempio del corpo smembrato e trasformato in reliquie. Volevamo narrare ciò che è accaduto in certi casi quando tutto sembrava fosse finito. Quando normalmente i biografi finiscono il loro lavoro. E invece iniziano storie inverosimili.

COME AVETE BILANCIATO RIGORE CULTURALE E LIBERTÀ CREATIVA?

(RA) In realtà documentazione e svolgimento letterario sono due parti che hanno confluito in maniera naturale e continuativa in un unico sforzo. Una volta stabilito che la tonalità doveva essere quella di un libro di carattere divulgativo, abbiamo cercato di mascherare la fatica delle ricerche perché il risultato non risultasse pesante o saccente. Alla fine del libro c’è comunque una bibliografia ragionata per chi avesse voglia di approfondire le singole vicende.

QUAL È STATO IL VOSTRO METODO DI LAVORO A QUATTRO MANI?

(RA) Abbiamo lavorato a distanza, dividendoci le storie da scrivere, cinque ciascuno, e poi correggendocele a vicenda adoperando la posta elettronica. Se ha funzionato è stato perché siamo due persone miti, senza problemi di affermazione dell’Ego. Sulla base della ragionevolezza non c’è stato mai motivo di dissentire, nemmeno su una singola virgola. 

QUALE AVVENTURA POSTUMA VI RAPPRESENTA DI PIÙ?
(MC)Non c’è un avventura che ci rappresenta. Forse ci rappresenta, l’interesse per la storia culturale della morte, unito al divertimento per la piega ironica che prendono le storie umane anche nei momenti più tragici. 

COSA DESIDERATE CHE IL LETTORE COLGA DA QUESTO INCONTRO “OLTRE IL TEMPO”?

(RA) Il libro, giocando sui registri del comico e del grottesco, racconta alcuni aspetti del rapporto che la cultura occidentale ha avuto, e per certi versi ha, con la morte. Non si dà società umana che non individui rituali, sistemi simbolici e pratiche sociali per affrontare il problema della morte e quello concretissimo della sistemazione dei corpi dei defunti, noi lo abbiamo raccontato a partire da alcuni casi esemplari in cui il complesso meccanismo sembra girare a vuoto.

QUALI SONO I VOSTRI PROGETTI FUTURI, INSIEME O INDIVIDUALI?

(RA) Non ci sono progetti in comune, proprio per l’eccentrica unicità di questo nostro libro. Bisogna pur dire che la scrittura resta un esercizio solitario, questa alchimia non avrebbe potuto funzionare sulla base di un romanzo. La chimica fra Fruttero e Lucentini per me rimane un mistero. 
(MC) Io professionalmente faccio il filosofo del linguaggio e continuerò ad indagare la pervasività del linguaggio nelle nostre vita, utilizzando gli strumenti che di volta in volta mi sembreranno più adatti allo scopo.

Un sincero ringraziamento a Roberto Alajmo e Marco Carapezza per la disponibilità e l’attenzione dedicate a questa intervista. È stato un piacere attraversare con loro queste avventure oltre il tempo, dove storia, letteratura e pensiero si intrecciano con intelligenza e ironia, offrendo uno sguardo originale e sorprendente sulle narrazioni e i rituali con cui la cultura occidentale ha dato senso al limite estremo dell’esistenza. 


SINOSSI 

Dieci avventure esemplari, capitate post mortem a uomini e donne che nei secoli hanno goduto di fama mondiale. Personaggi illustri della storia e dell’arte, della letteratura e della scienza, pontefici, santi, statisti, rivoluzionari, filosofi che durante la loro vita erano stati forse padroni del proprio destino (e del destino di molti altri), fino al fatale momento in cui, nel tempo di un respiro, hanno perso per sempre il potere di incidere sul mondo. Sia detto con più coraggio e onestà: sono morti. Ma poiché, come si legge in esergo a questo libro, fortunatamente «a morire sono sempre gli altri» (Duchamp), è proprio a partire da questa inevitabile piega del destino che Roberto Alajmo e Marco Carapezza si sono divertiti a raccontare con arguzia e intelligenza le vicissitudini postume di donne e uomini straordinari, le strade imprevedibili che hanno imboccato i loro resti terreni, le avventure spesso grottesche delle loro spoglie mortali. «È del corpo», scrivono gli autori nel preludio a questo libro, «che bisognerebbe preoccuparsi quando viene a mancare il suo legittimo proprietario. Sul destino di alcuni cadaveri eccellenti, infatti, si apre un sipario imprevedibile, oltre il quale agiscono amore, fanatismo, anelito d’eternità, scaramanzia e molti altri fattori, secondo una ricetta variabile capace di trasformare in commedia anche la più fosca delle tragedie». E così potremo seguire l’odissea, degna di una spy story, dei resti di Evita Perón, o la storia paradossale delle due teste di Cartesio, o ancora i tre funerali e mezzo di Pirandello e la sovietica manutenzione della mummia di Lenin. Fino all’incredibile macabro processo al cadavere di un papa dissepolto per l’occasione. Questo libretto divagante e originale racconta in fondo come il culto delle reliquie, nato col cristianesimo, ha resistito alla modernità più razionalista per arrivare ai giorni nostri, trasformandosi però in una sorta di accanimento, una forma di inconscia vendetta della mediocrità sulla grandezza, in una miscela inestricabile di ammirazione, feticismo e invidia. 

In libreria e sugli store online dal 28 ottobre 2025


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