Cari lettori,
l’ospite di questa nuova intervista è Andrea Vitali, tra le voci più amate della narrativa italiana contemporanea.
Nato a Bellano nel 1956, medico di professione, esordisce nel 1989 con Il procuratore, vincitore del *Premio Montblanc per il romanzo giovane. Da allora il suo percorso letterario è costellato di importanti riconoscimenti. Con Una finestra vistalago (Garzanti, 2003) ottiene il Premio Grinzane Cavour e il Premio Bruno Gioffrè, avviando una lunga stagione di successi editoriali.
Tra i numerosi premi ricevuti ricordiamo il Premio Bancarella (La figlia del podestà), il Premio Ernest Hemingway (La modista), il Premio Campiello – Giuria dei Letterati, la finale al Premio Strega e il Premio Giovannino Guareschi per l’Umorismo nella Letteratura, che celebra la sua inconfondibile cifra stilistica.
D. I RIMEDI DEL DOTTOR AIACE DEBOUCHÉ CI RIPORTA NEL SUO MICROCOSMO SUL LAGO. QUAL È STATA LA SCINTILLA NARRATIVA CHE HA FATTO NASCERE IL DOTTOR DEBOUCHÉ E I SUOI IMPROBABILI RIMEDI?
R. Potrà sembrare sciocco ma fu un’esperienza professionale durante gli anni in cui faceva il medico di base e capitò in un periodo in cui il problema della stipsi perseguitava un paio di miei assistiti e di conseguenza anche me con le loro richieste di rimedi che si rivelavano inefficaci. Fu allora che nacque l’idea di questo soggetto, farmacista, che prende di punta il problema trovando così il modo di sfogare la sua spinta alla ricerca. Riuscendo infine a scovare un rimedio pressoché infallibile e che, come è raccontato, va anche oltre le più rosee previsioni.
D. NEI SUOI ROMANZI L’IMPREVISTO GOVERNA TUTTO. IN QUESTA STORIA, QUALE COINCIDENZA O ROVESCIAMENTO DI DESTINO INCARNA MEGLIO L’ASSURDITÀ – E LA BELLEZZA – DELLA VITA REALE?
R. Direi soprattutto la decisione del Geranio senior, il proprietario dell’opificio lecchese, che per piegare il figlio Geranio, che vorrebbe fare il musicista, ai suoi voleri lo spedisce, a scopo tanto punitivo quanto educativo, presso il magazzino del cotonificio bellanese affinché si faccia le ossa capisca cos’è il vero lavoro. Una mossa che gli si ritorcerà contro visto che il risultato sarà quello di fargli conoscere Virginia Bordonera, evento che determinerà il destino di entrambi.
D. LEI SA FAR RIDERE SENZA MAI PERDERE LA PROFONDITÀ. QUAL È IL SEGRETO PER RACCONTARE LA FRAGILITÀ UMANA CON IRONIA SENZA SCADERE NELLA CARICATURA?
R. Sono convinto che il segreto stia nell’essere innanzitutto auto ironici il che non significa non prendere mai sul serio le cose ma, al contrario, cercare di dar loro il giusto peso, valutazione che comprende anche sé stessi: non sopravalutarsi in sostanza o, se si preferisce, tenere saldamente i piedi per terra. Così facendo si entra meglio in contatto con il resto dell’umanità che ci circonda, se me apprezza il valore e ci si arricchisce. Di più a volte ci si può specchiare negli altri e cogliere di riflesso i propri difetti, mai sospettati prima.
D. TRA I PERSONAGGI CHE AFFOLLANO IL RACCONTO, CE N’È UNO CHE, A SUO AVVISO, RIVELA PIÙ DI TUTTI IL CUORE NASCOSTO DELLA VICENDA?
R. Sono due direi, Virginia Bordonera e Oreste Geranio, i due giovani che non vogliono rinunciare alle loro prospettive di futuro e che incarnano gli eterni conflitti generazionali: con i loro comportamenti, benché inconsapevolmente, indirizzano anche le vite di altri nella giusta direzione, basti pensare alla realizzazione del sogno del Debouché e alla madre dello stesso Geranio che assumerà il ruolo fino ad allora ricoperto dal marito.
D. IL LAGO, NELLE SUE OPERE, È QUASI UN PERSONAGGIO. IN QUESTO ROMANZO CHE FUNZIONE NARRATIVA SVOLGE: RIFUGIO, SPECCHIO O DETONATORE DEGLI EVENTI?
R. Mi piace pensare che il lago, elemento essenziale nel paesaggio fisico e interiore, sia un po’ tutte di queste cose ma soprattutto sia spettatore di ciò che gli accade intorno, serafico, quasi sorridente, quasi fosse un’entità a sé stante, dotato di quella necessaria dose di ironia che gli permette di guardare alle umane cose da una distanza che è solo dl saggio.
D. C'È QUALCOS'ALTRO CHE VUOLE AGGIUNGERE... CHE VORREBBE DIRE AI TUOI LETTORI?
R. Cos’altro se non ringraziarli per trovare il tempo da dedicare a queste storie?
D. DOPO I RIMEDI DEL DOTTOR AIACE DEBOUCHÉ, VERSO QUALI NUOVE DIREZIONI SENTE DI VOLER SPINGERE LA SUA SCRITTURA? PUÒ ANTICIPARE UNA SUGGESTIONE, UN’IDEA, UNA NUOVA ATMOSFERA?
R. Ci sono progetti che stanno maturando nel cassetto, storie pronte o quasi, il ritorno il campo del maresciallo Maccadò, un esordio che riguarda il maestro Fiorentino Crispini infine giunto a protagonista assoluto di storie che lo riguardano e poi mezze idee che ancora hanno bisogno di vagare in quel mondo di mezzo che è il territorio dell’immaginario prima di atterrare e cominciare a diventare parola scritta.
Grazie ad Andrea Vitali per essere stato mio ospite e per la disponibilità dimostrata.
SINOSSI
Chiuso nel retrobottega della farmacia che ha da poco acquistato a Bellano, il dottor Aiace Debouché sta facendo i suoi conti e le sue valutazioni. È una sera di febbraio del 1920, ovattata dalla neve copiosa che ha imbiancato le rive del lago e coperto il paese di una coltre immacolata. Il risultato delle analisi del dottore appare quanto mai eloquente, ma la causa un po' meno. Forse bisognerebbe indagare sulla scarsa varietà dell'alimentazione dei suoi nuovi concittadini, oppure verificare la presenza di una tara genetica che si tramanda di generazione in generazione; sta di fatto che data la frequenza con cui vengono richiesti alcuni tipi di farmaci è evidente che il malessere più diffuso in paese è la stitichezza. E lui, uomo di scienza dalle robuste ambizioni, si sente perciò investito del compito di trovare un rimedio potente e infallibile. Ma per il dottor Debouché l'arrivo a Bellano non riserva solo peculiarità di tipo sanitario. Vi trova una comunità con le proprie gerarchie, i propri riti e una spiccata tendenza al pettegolezzo. E anche la squisita mostarda del droghiere Vespro Bordonera, che oltre a vendere prelibatezze ha una figlia in età da marito che è un vero gioiello. Vuoi perché Virginia è davvero una bellezza, educata in Svizzera e con velleità di un matrimonio di livello, vuoi perché il Debouché è un ottimo partito e il migliore sulla piazza, l'incontro tra i due sembra già scritto dal destino. Solo che stavolta il farmacista scienziato i conti non li ha fatti con la dovuta accuratezza, soprattutto con sé stesso e con certi problemi che si trascina fin dalla giovinezza. Con "I rimedi del dottor Aiace Debouché" Andrea Vitali ci reimmerge nel cuore del suo mondo letterario, popolato da personaggi inimitabili e involontariamente comici. L'intreccio delle vicende mette in scena l'imprevedibilità della vita, le sue impensabili coincidenze e le inaspettate vie di fuga che gli abitanti di quella sponda del lago sanno inventarsi per fronteggiare gli eventi.
COSA NE PENSO
Con I rimedi del dottor Aiace Debouché, Andrea Vitali torna nella sua amata Bellano per raccontare, con ironia sottile e sguardo affettuoso, le fragilità di una piccola comunità di provincia negli anni Venti. Il dottor Aiace, farmacista ambizioso e uomo di scienza, si trova presto coinvolto in un mondo fatto di pettegolezzi, consuetudini e aspettative sociali che mettono in crisi le sue certezze e i suoi progetti. Tra nevicate silenziose, rimedi improbabili e incontri destinati a cambiare il corso degli eventi, Vitali costruisce un romanzo corale e divertente, dove il sorriso si accompagna a una riflessione più profonda sull’imprevedibilità della vita e sui limiti dell’uomo di fronte a sé stesso.
In conclusione, un racconto lieve e brillante, popolato da personaggi memorabili, che conferma ancora una volta la cifra inconfondibile dell’autore.
Buona lettura!
Foto: Yuma Martellanz
Caterina Lucido © Riproduzione riservata
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