16 ottobre 2025

INTERVISTA A FABIO STASSI: IL POTERE SILENZIOSO DELLE PAROLE


Cari lettori, 

oggi ho il piacere e l’onore di ospitare Fabio Stassi, uno scrittore che con la sua voce gentile e profonda sa restituire vita alle parole e bellezza al silenzio.
Nei suoi libri si respira la nostalgia dei ricordi, la forza della memoria e la poesia nascosta nelle piccole cose.
Le sue storie parlano di umanità, di sogni e di quell’arte sottile che solo i veri narratori possiedono: trasformare la vita in letteratura.
Nato a Roma il 2 maggio 1962, Fabio Stassi vive a Viterbo e lavora a Roma come bibliotecario  mestiere che dialoga profondamente con la sua sensibilità letteraria. Ama scrivere sui treni, tra il ritmo dei binari e il fluire delle vite, dove spesso nascono le sue storie.
Ha esordito con Fumisteria (GBM, Premio Vittorini Opera Prima 2007), seguito da È finito il nostro carnevale (minimum fax, 2007) e La rivincita di Capablanca (minimum fax, 2008). Il successo internazionale arriva con L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio, 2012), tradotto in 19 lingue e vincitore del Premio Selezione Campiello 2013 e del Premio Cielo d’Alcamo 2012.
Tra le sue opere più amate figurano anche Holden, Lolita, Živago e gli altri (2010), Come un respiro interrotto (Sellerio, 2014), Il libro dei personaggi letterari (minimum fax, 2015), La leggenda di Zumbi l’immortale (Sinnos, 2015) e La lettrice scomparsa (Sellerio, 2016).
L’8 ottobre 2024 è tornato in libreria con Bebelplatz (Sellerio), un romanzo intenso e visionario che intreccia memoria, identità e resistenza attraverso la forza delle parole.
Nel 2025, Fabio Stassi è tra i cinque finalisti della 63ª edizione del Premio Campiello, confermando un percorso coerente, poetico e profondamente umano.


D. COME È NATA L'ISPIRAZIONE PER BEBELPLATZ E COSA L’HA SPINTA A SCEGLIERE PROPRIO QUESTO LUOGO EMBLEMATICO DI BERLINO COME PUNTO DI PARTENZA DELLA NARRAZIONE?

R. Bebelplatz in realtà è nato da quel grande rogo che è stata la pandemia. In quel periodo che in parte abbiamo rimosso ma che ha determinato il nostro presente attuale molte cose sono andate a fuoco. Alcuni affetti, alcune relazioni. Una certa idea di letteratura, una certa idea di realtà. Ho capito che non avrei più potuto scrivere con lo stesso inchiostro di prima. Soprattutto è andata a fuoco la parola su cui il lato del mondo nel quale viviamo aveva edificato la vita sociale negli ultimi settantacinque anni: la parola pace. Appena finì il lockdown mi invitarono gli istituti di cultura italiani per un ciclo di conferenze. Ed è stato in quel momento che mi sono ritrovato di inverno nelle piazze deserte in cui in Germania nel 1933 i nazisti avevano bruciato decine di migliaia di libri. Ma mi è parso di vederle con altri occhi. Quelle piazze non testimoniavano più il nostro passato, ma le minacce del presente. Bebelplatz, su tutte, ha smesso di essere per me una piazza di Berlino, ed è diventata un luogo simbolico, di cui ho sentito la necessità di scrivere.

D. IL ROMANZO AFFRONTA IL TEMA DELLA MEMORIA STORICA LEGATO AL ROGO DEI LIBRI DEL 1933: CHE RUOLO ATTRIBUISCE ALLA LETTERATURA NEL PRESERVARE E RINNOVARE LA MEMORIA COLLETTIVA?

R. La letteratura è sempre stata perseguitata nella storia dell’umanità. Il suo ruolo, come ha scritto Elsa Morante, è quello di impedire la disintegrazione della coscienza umana e di restituire l’integrità del reale. Queste parole le comprendiamo oggi in tutta la loro forza, perché molte cose si stanno disintegrando, insieme alla coscienza. Il diritto, per esempio. Viviamo in un tempo dominato, invaso, dall’irrealtà e dalla manipolazione della verità. Dal suo rovesciamento. E mi viene in mente, per definire il compito dell’arte, anche l’editto che promulgò più di duemila anni fa il primo imperatore della Cina: chiunque userà la storia per criticare il presente verrà giustiziato insieme alla sua famiglia. Ecco, la memoria, la letteratura, hanno questa funzione di critica permanente del presente. Rappresentano appunto la nostra coscienza, la coscienza degli esseri umani. E un uomo senza coscienza, che vuol dire anche senza compassione o senza amore, non è più un essere umano.

D. DURANTE LA SCRITTURA DI BEBELPLATZ , HA SEGUITO UN PROGETTO PRECISO SI È LASCIATO GUIDARE DA SUGGESTIONI E SCOPERTE FATTE STRADA FACENDO?

R. Avevo una mappa, ed era una mappa di viaggio. Ma non sapevo dove mi avrebbe portato. Così, passo dopo passo, mettendomi sulle tracce degli scrittori italiani bruciati dai nazisti – all’inizio non sapevo chi fossero – mi sono ritrovato a seguire mille affluenti. Uno dei più interessanti è stato quello relativo ai bombardamenti sui civili. Ho scoperto che la Conferenza della Pace del 1902 e poi del 1907 aveva definito fuorilegge i bombardamenti dalle mongolfiere e dai palloni aerostatici. E che il primo bombardamento dall’alto lo aveva operato un italiano, durante la campagna di Libia. Ho scoperto anche che l’aviazione italiana fascista fu protagonista, insieme a quella nazista, del primo bombardamento sui civili a Guernica nel 1937. Quello fu un altro crinale, un’altra delle grandi occasioni perse dall’umanità. Se allora i bombardamenti aerei fossero stati dichiarati fuorilegge e interdetti per sempre dal diritto bellico, tutta la storia del Novecento, e anche dei nostri giorni, sarebbe cambiata. Crimini di guerra, li chiamerà il premio Nobel per la letteratura Günter Grass, riferendosi all’annientamento di Dresda. Crimini di guerra che ci avrebbero portato alle due bombe atomiche e che fece dire ad Alberto Moravia che il vero vincitore della seconda guerra mondiale era stato Hitler perché la sua teoria della soluzione finale si era imposta anche nella mentalità dei suoi nemici.

D. QUAL È STATO IL PERSONAGGIO O LA VOCE CHE PIÙ L’HA SORPRESA MENTRE SCRIVEVA ? HA CAMBIATO DIREZIONE RISPETTO ALL'IDEA INIZIALE ?

R. Alcuni li conoscevo, avevo sempre amato Emilio Salgari e Ignazio Silone, e nel raccontare le loro storie mi sono sentito coinvolto personalmente. Ma forse il personaggio che più mi ha sorpreso, e di cui non sapevo niente, è stata Maria Volpi, questa scrittrice di romanzi rosa autrice del primo libro censurato in Italia nel 1934. La sua storia è davvero esemplare. Lei era una scrittrice assolutamente omologata al regime. Ma in quanto donna, e in quanto portavoce di donne indipendenti e libere, che viaggiavano da sole – firmò anche il primo reportage sul lavoro femminile in fabbrica - era in qualche modo, quasi a sua stessa insaputa, antagonista all’ideologia fascista, fondata invece sul patriarcato, come tutte le dittature. Per questo Maria Volpi non capì i motivi che avevano spinto Mussolini a censurare per offesa alla razza il suo romanzo Sambadù, che raccontava la storia d’amore tra una donna bianca e un uomo nero, un ingegnere che proveniva dal Senegal. Il suo era un romanzo profondamente razzista, dove l’uomo africano ritornava alla fine nelle foreste. Ma lei non poteva vedere, come vediamo noi, ora, dalla nostra distanza, che il vero scandalo, per il fascismo, era rappresentato invece da Silvia, la protagonista femminile. Perché aveva avuto non soltanto il coraggio di imbastire una storia d’amore con un uomo nero, di sposarselo, di farci un figlio, ma anche di lasciarlo, di rompere il matrimonio e persino il vincolo della maternità. Quasi senza esserne del tutto consapevole, quella di Maria Volpi è una letteratura antipatriarcale, e anticipa molti temi contemporanei.

D. IL LIBRO PARLA DI CENSURA E DELLA DISTRUZIONE DEI LIBRI . IN CHE MODO PENSA CHE QUESTE QUESTIONI RISUONINO OGGI , NELL'EPOCA DIGITALE ?

R. Ora sento questo libro come una piccola orazione o arringa civile. Siamo di nuovo circondati da uomini fatti di carattere e non di libri, come auspicava Goebbels a Bebelplatz. Da uomini che comunicano al mondo atti forti e simbolici per dichiarare le proprie intenzioni. Ma non dobbiamo assuefarci alla parola guerra, farci convincere che un mondo senza guerra e senza violenza sia un’assurdità, come sostenevano i nazisti. Bebelplatz si rinnova ogni volta che sono messi a tacere e censurati una scrittrice, o uno scrittore, o un poeta, questi esseri inermi sempre incarcerati nella storia, torturati, fucilati. Per i poeti, la letteratura è “l’unica forma di assicurazione morale di cui la società può disporre”, “l’antidoto permanente alla legge della giungla”. Perché non ammette nessun vincolo con il potere, con nessun potere. È la protesta più intransigente all’ordine omicida del mondo e a ogni forma di nazionalismo e di conformismo.

D. CHE COSA VORREBBE CHE I LETTORI PORTASSERO CON SÉ, UNA VOLTA CHIUSO BEBELPLATZ?

R. Credo che come esseri umani, come cittadini, e soprattutto come lettrici e lettori siamo chiamati a una responsabilità. Sta a noi, adesso, prendere posizione. Chissà se avessero letto di più i nostri governanti, se davvero il mondo sarebbe stato un luogo migliore. Ma ora che intorno a noi sono tornate a risuonare le stesse parole d’ordine del passato recente e remoto e gli stessi fantasmi dobbiamo ricordarci che la lettura è un diritto e va difeso e che leggere è un atto politico, un esercizio di responsabilità oltre che di amore. Un diritto che non è garantito dovunque. In molte parti del mondo, in Medio Oriente come in qualche stato d’America, entrare in una biblioteca può essere pericoloso. Ci sono polizie politiche che controllano il registro dei prestiti. Che perquisiscono le case. In alcune circostanze, bisogna disfarsi dei propri libri - ed è come amputarsi una parte del corpo. 
In definitiva, non sono i libri a essere pericolosi, sono i lettori. Perché ragionano con la loro testa. Perché usano il pensiero critico. Perché aprono sempre un’inchiesta intima e collettiva quando leggono un libro o un romanzo. È il lettore il vero detective e il vero protagonista della letteratura. Non era forse un lettore Don Chisciotte? Non legge forse un libro Amleto, la prima scena in cui appare? La letteratura, sosteneva Antonio Tabucchi, ha gli stessi nemici di sempre, gli stessi sicari. Ma nessuno è mai riuscito a zittirla. In Kenya, la polizia ha emesso un mandato di cattura contro un personaggio di romanzo, credendolo una persona in carne e ossa, per l’entusiasmo con cui i contadini si raccontavano oralmente le sue avventure. Ma un personaggio di romanzo non lo si potrà mai catturare. E se anche incenerissero tutti i libri e i nuovi Re dei Tarli – ogni epoca ne incorona qualcuno - divorassero tutte le Biblioteche della terra, ci sarà sempre un altro essere umano a riprendere la voce e a difendere la libertà di espressione e di parola.

D. PROGETTI PER IL FUTURO ? 

R. Quest’estate ho visto una fotografia: un gruppo di attivisti curdi, nel nord della Siria, avevano accettato la fine della lotta armata e stavano gettando delle armi in dei grandi bracieri. Bruciare le armi, non i libri. Abbandonare l’idea degli Stati nazionali. Appartenere soltanto alla lingua, alla letteratura.
Bebelplatz mi ha cambiato, ha cambiato il mio modo di scrivere, il mio modo di guardare. Ora vorrei proseguire con più coraggio, se possibile, in questa direzione, e raccontare la storia di migrazioni dalla quale provengo. Ma ci vorrà del tempo. Per ora sento che questo libro ha ancora qualcosa da dire, e cercherò di farlo, per quello che posso.

Grazie a Fabio Stassi per la disponibilità mostrata nel rispondere alle mie domande.


SINOSSI 

10 maggio 1933. A Bebelplatz, nel centro di Berlino, allo scoccare della mezzanotte migliaia di libri vengono dati alle fiamme. Joseph Goebbels proclama: «L'uomo tedesco del futuro non sarà più un uomo fatto di libri, ma un uomo di carattere». Su tutta l'Europa si sparge un odore di benzina e di cenere. 24 febbraio 2022. La Russia invade l'Ucraina, e di lì a qualche mese un nuovo conflitto devasterà la striscia di Gaza. Durante un tour negli istituti di cultura italiani da Amburgo a Monaco, Fabio Stassi attraversa le piazze delle Bücherverbrennungen, i roghi di libri, e risale a ritmo incalzante la memoria del fuoco e delle censure, dei primi bombardamenti aerei sui civili, del saccheggio di librerie e biblioteche. Studia mappe e resoconti, si interroga sul ruolo della cultura e sulla cecità della guerra, indaga l'istinto di sopraffazione degli esseri umani. Alla fine compone un piccolo atlante della letteratura «dannosa e indesiderata» e rintraccia cinque scrittori italiani destinati alle fiamme dai nazisti: Pietro Aretino, il cantore della libertà rinascimentale; Giuseppe Antonio Borgese, cittadino del mondo e inguaribile utopista; Emilio Salgari, antimperialista amato in Sudamerica; Ignazio Silone, antifascista radicale, e Maria Volpi, unica donna della lista, disinibita narratrice del piacere e dell'indipendenza femminile. Quello di Stassi è un appassionato discorso in difesa di tutto ciò che trasgredisce la norma, un viaggio ricco di corrispondenze, colpi di scena e nuove interpretazioni, da Ovidio a Cervantes, da Arendt a Canetti, Sebald, Morante, Bernhard: un invito a disseppellire la biblioteca di Don Chisciotte. Perché la ribellione si impara leggendo, e ogni lettore, per qualsiasi potere, «è sempre una minaccia». Come scrive Alberto Manguel nell'Introduzione: «Da qualche parte nel mondo una mente sta ideando parole da tracciare con la mano e da decifrare con gli occhi in mezzo al fumo e alle ceneri». Sellerio Editore



COSA NE PENSO

Bebelplatz è un piccolo scrigno della memoria, un luogo che custodisce una parte dolorosa del nostro passato. Non si può e non si deve mai dimenticare ciò che accadde durante il nazismo, e in particolare la tragica notte dell’11 maggio 1933, quando milioni di libri furono gettati tra le fiamme. Un gesto estremo, deciso da menti ottuse e fanatiche, che volle cancellare idee, culture, e voci scomode. Ma lo scempio non appartiene solo al passato: ancora oggi, in forme diverse, assistiamo a tentativi di oscurare, censurare o distruggere il libero pensiero.

Bruciare un libro significa annientare la conoscenza, spegnere quella luce che illumina coscienze e apre orizzonti. È una delle crudeltà più grandi, perché i libri non sono solo oggetti: racchiudono ciò che siamo, la nostra storia, le nostre verità, anche quelle che troppo spesso vengono taciute o ignorate.

In Bebelplatz, Stassi si ferma proprio su questo punto: riporta alla memoria collettiva gli autori che allora furono condannati al silenzio e “dimenticati”. Tra loro spiccano nomi che hanno segnato la letteratura, come Maria Volpi, considerata la “madre del genere rosa”, Emilio Salgari, Antonio Borgese e molti altri.

La lettura mi ha lasciato dentro un senso di profonda malinconia, ma anche di grande ammirazione. È un libro scritto con devozione, con un amore autentico per la letteratura e per ciò che rappresenta per chi, come me, non può vivere senza i libri. Si legge con facilità e trasporto, pagina dopo pagina, fino a ritrovarsi immersi nella storia senza accorgersi del tempo che passa. Io stessa l’ho letto tutto d’un fiato, spinta dalla curiosità fino a notte fonda pur di giungere al finale.

Vi invito a scoprire Bebelplatz: è un’opera che si apre come un cassetto segreto pieno di gemme preziose, un libro che arricchisce e lascia un segno profondo.
Caldamente consigliato. Buona lettura!




©Crediti foto: Fabio Stassi – dalla sua pagina Facebook ufficiale.

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