In libreria e sugli store online dal 23 luglio 2025 Rizzoli libri
NOTE SULL’AUTRICE
Francesca Albanese è una funzionaria delle Nazioni Unite, giurista esperta di diritto internazionale, specializzata in diritti umani e Medio Oriente. Il 1º maggio 2022 è stata nominata Relatore Speciale sulla Situazione dei Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967 per un mandato di tre anni, succedendo al canadese Michael Lynk. È la seconda persona italiana dopo Giorgio Giacomelli, nonché la prima donna, a ricoprire questo incarico.
Come relatrice speciale delle Nazioni Unite, ha avuto il coraggio di denunciare l'occupazione, l'apartheid, il genocidio e i crimini commessi contro la popolazione di Gaza.
«Da soli siamo fragili come le ali di una farfalla, ma uniti - solidi e solidali - possiamo fare tempesta. … È nell’interconnessione delle lotte per l’emancipazione e la libertà - individuale o collettiva - che dobbiamo ritrovare il nostro solidum. Insieme possiamo affrontare qualsiasi sfida. Quindi battiamo le ali, facciamo la tempesta, anzi, come si dice dalle mie parti, facciamo ammuìna!" dal libro della Albanese Quando il mondo dorme, pubblicato da Rizzoli nel 2025.
SINOSSI
Lo spirito di un luogo è fatto dalle persone che lo abitano, dalle storie che si intersecano nelle sue strade. E questo vale in modo particolare per la Palestina, custode di passaggi storici epocali e teatro di una delle più dolorose pagine di storia contemporanea. Francesca Albanese, la Relatrice speciale ONU sul territorio palestinese occupato, una delle persone più competenti e autorevoli sullo status giuridico e sulla situazione dei palestinesi - amata (o odiata) in tutto il mondo per l'integrità e la passione con cui si batte in favore dei diritti di un popolo troppo a lungo vessato - qui ci offre storie che intrecciano informazioni, riflessioni, emozioni e vicende intime. Un viaggio scandito da dieci persone che hanno accompagnato Francesca a comprendere storia, presente e futuro della Palestina. Hind Rajab, morta a sei anni sotto le bombe che hanno distrutto Gaza, ci apre gli occhi su cosa significhi essere bambini in un Paese dove i bambini non hanno un nidoche li protegga e che rispetti le loro radici. Abu Hassan ci guida tra i luoghi di fatica e sofferenza ai margini di Gerusalemme; e George, amico stretto, di Gerusalemme ci mostra meraviglia e insensatezze. Alon Confino, grande studioso dell'olocausto, ci aiuta a comprendere i contrasti che possono albergare nel cuore di un ebreo che vede l'apartheid e ne vuole la fine. Ghassan Abu-Sittah, chirurgo arrivato da Londra per entrare nel vivo dell'orrore più inimmaginabile, ci racconta ciò che ha visto; e Malak Mattar, giovane artista che ha fatto il percorso inverso, condivide la storia di chi ha dovuto lasciare Gaza per potersi esprimere o per sopravvivere. E poi Ingrid Jaradat Gassner, Eyal Weizman, Gabor Maté fino a una delle persone più vicine a Francesca nella vita, così come nella ricerca di una consapevolezza capace di tradursi in azione.
COSA NE PENSO
Un libro necessario, che chiede di non distogliere più lo sguardo.
Ci sono libri che non si limitano a raccontare: interrompono il silenzio. Quando il mondo dorme di Francesca Albanese appartiene a questa categoria rara e scomoda di opere che non cercano consenso, ma consapevolezza. Con lucidità, rigore e un dolore che non si maschera mai dietro l’accademia, Albanese ci conduce dentro le atrocità della guerra e del genocidio in Palestina, offrendo una testimonianza che è insieme personale, politica e profondamente umana.
La forza del testo risiede nella precisione con cui l’autrice espone fatti, dinamiche e responsabilità internazionali, ma anche nella capacità di intrecciare queste analisi con la voce di chi in quella terra ci è nato e continua a raccontarne l’agonia. Albanese richiama nomi autorevoli della cultura palestinese, figure che hanno trasformato il dolore in parole, resistenza, memoria. Quel coro di voci diventa il contrappunto essenziale al suo lavoro alle Nazioni Unite: un lavoro che non rimane mai astratto, ma si fa carne, ferita, urgenza morale.
Leggere questo libro significa confrontarsi con uno “squarcio sulla realtà” che il cuore fatica a contenere. Le atrocità narrate – bambini, donne, uomini, anziani strappati alla vita senza ragione – superano la capacità umana di comprensione. Eppure, Albanese ci chiede di restare, di ascoltare,di non voltare lo sguardo. Alcuni passaggi arrivano come colpi inferti da un pugnale: precisi, necessari, impossibili da ignorare. Molti meritano di essere sottolineati e riletti, perché raccolgono secoli di ingiustizie, di guerre passate, di genocidi in cui le vittime non hanno mai ottenuto piena giustizia e continuano a gridare la loro verità.
Tra le storie più sconvolgenti evocate nel libro c’è quella di Hind Rajab, morta a soli sei anni dopo il 7 ottobre 2023. La sua vicenda, raccontata con pudore e straziante rispetto, incarna la brutalità di un conflitto che divora vite innocenti e lascia cicatrici impossibili da rimarginare. Ma Albanese, pur nella denuncia, mantiene sempre lo sguardo rivolto alla dignità delle persone, alla memoria che resta, alla voce che non si spegne.
Un altro passaggio di grande rilievo è dedicato al poeta palestinese Refaat Alareer, ucciso dopo aver dedicato la vita a dare voce ai giovani scrittori e scrittrici di Gaza.
“Se dovessi morire,
tu devi vivere
per raccontare
la mia storia
per vendere le mie cose
per comprare un poʼ di carta e qualche filo, per farne un aquilone
(fallo bianco con una lunga coda)
cosicché un bambino,
da qualche parte a Gaza,
guardando il cielo
negli occhi
in attesa di suo padre che
se ne andò in una fiamma
senza dare l'addio a nessuno
nemmeno alla sua stessa carne
nemmeno a se stesso
veda lʼaquilone, il mio
aquilone che tu hai fatto,
volare là sopra
e pensi per un momento
che un angelo sia lì
a riportare amore.
Se dovessi morire,
faʼ che porti speranza
faʼ che sia un racconto!”
(Refaat - If I must die)
Il suo progetto Gaza Writes Back non è solo una raccolta di racconti, ma un manifesto identitario: perché narrare la propria storia significa resistere, riconoscersi, esistere. Significa sottrarre le vite palestinesi alla disumanizzazione e restituire loro nome, volto, memoria.
Con Quando il mondo dorme, Francesca Albanese costruisce dunque un testo che è insieme denuncia politica e opera di testimonianza, sostenuta da una scrittura chiara, vibrante, profondamente empatica. È un libro che scuote, che ferisce, ma soprattutto che obbliga a pensare e a prendere posizione.
In un tempo in cui l’indifferenza è spesso più rumorosa delle bombe, leggere questo libro è un atto di responsabilità civile.
Un invito a comprendere, ad ascoltare, a non lasciar dormire la nostra coscienza mentre il mondo, altrove, continua a bruciare.
In conclusione, un’opera necessaria. Un libro che tutti dovrebbero leggere.
In copertina: Last night in Gaza ©Malak Mattar
© Riproduzione riservata
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