Miei cari amici lettori,
l’ospite di questa nuova intervista è Wanda Marasco, una delle voci più intense e poetiche della narrativa italiana contemporanea. Poetessa, drammaturga e scrittrice dalla sensibilità profonda, Marasco nel 2025 ha conquistato la 63ª edizione del Premio Campiello con il romanzo Di spalle a questo mondo, un’opera capace di toccare le corde più intime della memoria e dell’identità.
Una scrittrice che trasforma emozioni e ricordi in letteratura viva.
D. COSA L’HA SPINTA A SCEGLIERE FERDINANDO PALASCIANO COME FIGURA CENTRALE DEL ROMANZO E QUALE ASPETTO DELLA SUA PERSONALITÀ L’HA MAGGIORMENTE AFFASCINATA?
R. L’idea di narrare la storia di Ferdinando Palasciano è nata mentre scrivevo Il genio dell’abbandono. Cominciai a studiare, a indagare. La torre che lui fece erigere sulla collina di Capodimonte appartiene alla mitopoietica dei miei luoghi pubblici, è il paesaggio che vedevo dai balconi di casa. È stato naturale, dunque, per le suggestioni ricevute dal luogo e dalle leggende che circolavano su Ferdinando e Olga, scegliere di scrivere la storia di chi l’aveva abitata. Inoltre Palasciano e Gemito (lo scultore pazzo protagonista de Il genio dell'abbandono) avevano in comune alcune ferite e soprattutto la follia causata da dolori e disillusioni.
Palasciano fu uomo profondamente etico, ossessionato dall’ideale della cura da dedicare a tutte le creature viventi e dall’utopica convinzione che la scienza e la politica dovessero agire in sinergia per il bene dell’umanità. Come ho detto spesso Palasciano può essere paragonato a Gino Strada per il profondo senso etico, lo slancio filantropico e lo spirito battagliero.
D. NEL LIBRO LA FOLLIA DI PALASCIANO DIVENTA UNA LENTE ATTRAVERSO CUI LEGGERE LA SUA VICENDA UMANA. IN CHE MODO HA LAVORATO SUL RAPPORTO TRA LUCIDITÀ E PAZZIA ?
R. La follia in Ferdinando è un cammino che conduce alla sapienza. È la “cecità” che permette di vedere meglio le insensatezze della Storia e della condizione umana.
È la voce del fool a cui è concesso di dire la verità. É un metodo di svelamento.
D. LA SUA SCRITTURA INTRECCIA SEMPRE REALTÀ STORICA E INVENZIONE LETTERARIA : COME HA BILANCIATO LA FEDELTÀ AI DOCUMENTI STORICI CON LE ESIGENZE NARRATIVE ?
R. Nei miei romanzi le ricerche hanno sempre due direzioni: una storica e l'altra psicologica. Ho narrato le vicende vissute da Ferdinando Palasciano e da Olga Vavilova andando a ristudiare gli eventi dell’epoca. Ho consultato riviste scientifiche, visitato luoghi e dialogato con esperti di storia della medicina. Il dettaglio doveva essere preciso, ma serviva soprattutto a scolpire l’ambientazione e il tempo in cui inserire la reinvenzione dei moti del cuore e della psiche dei due. Una biografia di anime.
D. NAPOLI E IL CONTESTO DEL SUO TEMPO HANNO UN RUOLO DECISIVO NELLA VITA DI PALASCIANO . CHE TIPO DI CITTÀ E DI ATMOSFERA EMERGE IN DI SPALLE A QUESTO MONDO?
R. Napoli è un personaggio del romanzo. Emerge con la sua bellezza e le sue piaghe. È allo stesso tempo Luogo dei luoghi e non-luogo, rappresenta un inferno animato dall’idea del paradiso da distruggere. È un paese afflitto da chi lo divora per dominarne l’economia o per sopravvivere. Le sue contraddizioni possono generare la necessità di una forma di esilio e di canto che in fondo sono le dimensioni da cui Ferdinando e Olga esprimono il rifiuto del loro mondo, caratterizzato da iniquità e corruzione.
D. LA FIGURA DEL MEDICO PALASCIANO È ANCHE UN SIMBOLO DI RESISTENZA ETICA . IN CHE MODO HA VOLUTO RACCONTARE IL CONFLITTO TRA IL DOVERE PROFESSIONALE E LE PRESSIONI DEL POTERE?
R. Palasciano è un uomo che si fa carico del dolore del mondo. Questo grande medico ha combattuto per l’ideale della “cura”, ha proclamato per primo il principio di neutralità su cui si basa la Croce Rossa Internazionale, rischiando la vita pur di affermare le proprie convinzioni. Ha lottato per l’educazione e la giustizia. E come ogni uomo profondamente etico viene perseguitato. In lui il conflitto tra il dovere professionale, sintesi di ogni suo ideale etico, e le pressioni del potere si esprime attraverso un atteggiamento “rivoluzionario”. Ferdinando sancisce il suo netto e coraggioso rifiuto di ogni forma di corruzione e di iniquità e lo fa in quanto medico e in quanto uomo politico con i suoi appassionati discorsi in Parlamento. “Voleva correggere la Storia”, si dice ad un certo punto nel romanzo. Percepisce su di sé il peso delle grandi conflagrazioni che determinano nel quotidiano ingiustizie sociali, solitudine e ferite contro cui conduce una lotta che lo porta al distacco dalla realtà.
D. NELLA COSTRUZIONE DEL ROMANZO HA SCELTO UNO STILE FORTEMENTE EVOCATIVO E VISIONARIO. QUANTO LA SUA ESPERIENZA POETICA HA INFLUITO SULLA RESA NARRATIVA DI QUESTA VICENDA ?
R. Più che di esperienza parlerei di istintualità poetica. La narrazione, nelle mie pagine, nasce dall’unificazione di questa istintualità e della mia formazione teatrale. Il personaggio per me è “dramatis personae”, maschera da indossare per svelare qualche verità umana. Ho espresso scavo e immedesimazione servendomi dell’alternanza dei registri, in prevalenza attraverso l’uso di una prosa lirica che meglio si prestava a divenire canto, drammatica trasfigurazione e partitura della coscienza.
D. DOPO Di SPALLE A QUESTO MONDO, QUALI DIREZIONI IMMAGINA PER I SUOI FUTURI PROGETTI LETTERARI ?
R. Ho in cantiere un nuovo lavoro, ma non mi piace parlarne. Oltretutto sarebbe difficile raccontare qualcosa che potrebbe essere suscettibile di infinite variazioni. Posso soltanto anticiparvi che questa volta il racconto si svolgerà nel nostro presente.
Grazie a Wanda Marasco per aver risposto alle mie domande e per la sua disponibilità.
SINOSSI
Se è vero che ogni esistenza viene al mondo per incarnare un dramma, quello di Ferdinando Palasciano e di sua moglie Olga Pavlova Vavilova è tra i più dolenti e irriducibili: è il dramma dell’imperfezione. Fin da bambino Ferdinando ha odiato la morte al punto da fare della salvezza la sua ossessione di medico. Ma una vocazione così grande, scontrandosi con le iniquità subite, non può che fallire e trovare casa nella follia. Olga, nella sua infanzia a Rostov, ha dovuto misurarsi proprio con l’alienazione materna, quintessenza di Storia e fragilità. Unico scampo da essa la fuga, frenata da una radice nascosta sotto la neve e dalla zoppia, che diventa destino e comunione con l’imperfetto. Ma si può vivere a un passo dall’ideale? Ferdinando, dal buio della sua ratio opacizzata, continuerà a salvare asini e pupi; mentre Olga, pur guarita dalla scienza e dall’amore di Ferdinando, tornerà a claudicare. Voi non credete che quando ci spezziamo è per sempre? La domanda che Olga rivolge al pittore Edoardo Dalbono è sintesi di una irreparabilità e di una caduta che restano perenni.
COSA NE PENSO
Un libro scritto con grande maestria, che racconta la vita di Ferdinando Palasciano, figura forse poco conosciuta ai più, ma che merita di essere riscoperta. Uomo e, soprattutto, medico, Palasciano pose la sua professione al di sopra di tutto, curando con la stessa scienza e coscienza sia i feriti borbonici che i rivoltosi, senza dimenticare i numerosi civili vittime della feroce e indiscriminata repressione. Non solo: durante il colera a Napoli si prodigò per assistere i poveri e gli ultimi.
La sua esistenza, tuttavia, fu segnata da terribili ingiustizie che lo costrinsero a vivere quasi nell’ombra di sé stesso. Non voglio rivelare troppo di questa vicenda, ma posso dire che mi ha toccata profondamente. Le fragilità umane emergono come uno schiaffo morale alla dignità dell’uomo, rendendolo vulnerabile. Di spalle a questo mondo: quando la medicina diventa coscienza.
In questo percorso doloroso, però, l’amore si rivela come forza capace di tutto: si fa cura, carne, persino malattia, grazie alla presenza instancabile di sua moglie, Olga de Wavilow. La forza di Olga è qualcosa di unico: sin dalle prime pagine la sua figura mi ha colpito, pur nel dolore di figlia e poi di moglie, segnata dall’infanzia difficile e dalla nevrosi materna. Non si può parlare di Ferdinando Palasciano senza citare lei, Olga de Vavilov, moglie, sodale, compagna non solo nella vita privata, ma motivatrice, sostenitrice di molti dei suoi ideali.
A tratti il testo diventa denso, le parole si fermano e lascia spazio al cuore, che prende il sopravvento.
«Penetriamo. Facciamolo ogni giorno quest'attacco alla verità. È un atto poetico. La poesia non imbroglia nessuno e nessuno può seppellirla. Il resto, buffonerie per essere accoppati. So che ha ragione. Si deve finire con un'illusione che resista a lungo. Adesso c'è il disgusto di questi giorni, ma mi inchino davanti alla pazzia di Ferdinando che vuole la verità.»
In conclusione, un libro intenso, che consiglio davvero a tutti. Buona lettura!
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